View Full Version : cerco italiani
ticklo7
11-02-2004, 06:17 AM
sono una ragazza italiana cerco altri membri italiani per scambiare informazioni,storie e curiosità sul solletico!mi raccomendo fatevi sentire!!!!!!
vitop
11-02-2004, 07:52 PM
ciao,
mi fa sempre piacere sentire una ragazza interessata al solletico :) Mi farebbe piacere poter parlare con te di un argomento che, sappiamo, con le altre persone è difficile toccare senza sembrare troppo stravaganti... :)))
se ti interessa, puoi scrivermi all'indirizzo: ludvan34@hotmail.com
ciao,
vito
ticklo7
11-03-2004, 05:58 AM
finalmente qualche italiano!!!!!!!!io avevo pensato di scrivere alcune storie sul solletico in italiano e magari scambiarcele!!!oppure iformazioni e curiosità sul solletico!!!!siccome la mia e-mail non funziona bene rispondimi sul forum!ciao ciao
vitop
11-03-2004, 11:45 AM
Salve,
comprendo la tua diffidenza rispetto ad un contatto diretto. D'altronde non so quante persone leggano il forum in italiano (suppongo ben poche, comunque). In ogni caso vorrei proporre una storia che ho scaricato un pò di anni fà e che è di gran lunga la migliore storia relativa al solletico (in italiano) che abbia mai letto. Spero tu non l'abbia mai (ancora) letta, poichè sicuramente susciterà il tuo interesse :) Si tratta di un racconto in 5 parti, questa è la prima. (fammi sapere se vuoi che posti le altre 4)
E' stata scritta da una certa Stefania: il sito sul quale la storia è stata trovata, ormai, non esiste più. Un vero peccato, perchè, tra le altre cose ho notato un certo talento letterario nella persona che scrive. Ho trovato negli anni passati anche un'altra storia in internet scritta da lei, anch'essa di ottima fattura. Concludendo potrei definire questa scrittrice (poichè questa definizione è appropriata) una sorta di Melissa P. del solletico... stupenda (e in gamba).
L'INCONTRO - PARTE PRIMA
Il treno era un po’ in ritardo, qualche minuto solamente, ma sufficiente per creare quell’atmosfera di irresistibile ansia che precede solitamente gli appuntamenti al buio. Scesi dal treno accaldata e rossa in viso più per l’emozione che per la calura estiva. Era un bellissimo venerdì sera, il sole non era ancora del tutto tramontato e le cose avevano preso una luce strana e nello stesso tempo dolce.
Nella discesa dal vagone la mia maglietta corta lasciò per un attimo intravedere l’ombelico, un soffio di vento mosse i miei capelli dandomi finalmente un senso di fresco benessere: il viaggio era stato lungo, ma il turbinio di emozioni che mi scuoteva mi aveva già fatto dimenticare la fatica ed il tempo passato in quello scompartimento.
Gettandomi lo zaino sulle spalle camminai verso l’uscita scrutando tutte le persone che sono sul marciapiede e che apparentemente erano in attesa di qualcuno…forse di me.
Una ragazza mi venne incontro, mi sorrise e timidamente, quasi per paura di sbagliare, mi porse la mano. Il sorriso si fece più sicuro, anch’io le sorrisi “Stefania?”. La mia mano un po’ tremante strinse quella di Debora e poi quella più grande e sicura di Romano. Poche frasi, perlopiù di circostanza “come è andato il viaggio?”, “sei stanca?”, “è da tanto che aspettate?”…In effetti nessuno dei tre sapeva bene cosa dire, forse tutti e tre ci sentivamo strani nel vedere persone che fino a quel momento avevamo solo immaginato, che avevamo conosciuto in una forma virtuale, inconsistente.
Involontariamente il mio sguardo cadde sui piedi di Debora. Lei portava dei sandali aperti che lasciavano intravedere le dita morbide e senza smalto alle unghie. Ma forse lei se ne era accorta…
Arrossii e la guardai con un’aria di scusa ed un bel sorriso di lei mi tolse da quel momentaneo imbarazzo.
Non so cosa stesse in quel momento pensando invece Romano…Mi guardò molto teneramente e sentii tornare quel senso di lieve imbarazzo…In effetti non so quali accordi lui avesse preso con sua moglie a proposito di me, non mi fu ancora chiaro se vi fosse fra di loro un patto di “non-gelosia” qualora i nostri giochino di solletico avessero preso ad un certo punto una connotazione più erotica.
Pensai di piacere ad entrambi, ma forse un po’ più a lui.
Romano fu molto gentile con me e mentre stavamo bevendo qualcosa al bar di fronte alla stazione, pensai che stesse cercando di indovinare le mie areole attraverso la maglietta o forse le mie piante dei piedi, così imprigionati da scarpe da tennis e calzettine di cotone bianche.
Tutti e tre però volevamo forse dare l’impressione di non voler pensare a ciò che in verità tutti e tre stavamo pensando…ma fu inutile, è nella nostra natura e non possiamo farci nulla. Una breve corsa in auto per le vie della città e in una manciata di minuti fummo a casa loro.
Era una bella casa, ampia e con un’atmosfera accogliente. La vista delle montagne dalla grande vetrata della sala principale dava un senso di pace e di armonia con la natura. La città con i suoi rumori sembrava lontana, la gente con i suoi pregiudizi ed i suoi falsi moralismi era lontana.
Debora fu molto dolce, mi liberò con delicatezza del peso dello zaino con i gesti di una mamma che spoglia il suo bimbo prima del bagnetto.
“Se vuoi prendere una doccia accomodati pure, è là in fondo a destra. Troverai tutto quello che ti serve e soprattutto chiamami se hai bisogno..”. Ebbi la netta sensazione che pronunciando quelle ultime parole Debora sorridesse.
Quell’invito finale mi rese un po’ nervosa anche se capii presto che Debora aveva pronunciato quelle parole con estrema naturalezza e che quella proposta non voleva dire altro che disponibilità e desiderio di mettermi a mio agio.
Sorrisi tra me e me mentre nella sala da bagno mi sbottonavo i jeans. Ero contenta di liberarmi finalmente di quegli indumenti che avevo indosso da troppe ore e che il viaggio e il calore avevano reso ormai insopportabili.
Tolsi scarpe e calze, mi sedetti sul bordo della vasca e feci roteare piano le dita dei piedi provando un sollievo indicibile. Li guardai e sorrisi di nuovo: “Poveri piccoli” pensai “povere piccole ditine…cosa dovrete passare…!” ed ebbi quasi l’assurda impressione che anche loro mi sorridessero.
La doccia mi fece letteralmente rinascere e molta della tensione che fino a quel momento mi aveva attanagliato la gola se ne era andata giù per lo scarico.
Fuori era già quasi buio, solo un lieve alone arancione scuro si stava spegnendo dietro il profilo delle montagne.
Mi passai l’asciugamano tra i capelli bagnati, mentre con gli occhi scrutavo nella sala da bagno cercando un asciugacapelli. Non trovandolo cominciai, cercando di non fare troppo rumore, a scostare le antine del mobiletto, ad aprire il cassetto, a vedere se per caso era appeso a qualche parete…ma niente asciugacapelli all’orizzonte.
Mi sistemai la cintura dell’accappatoio bianco che Debora mi aveva prestato, cercando anche di coprirmi un po’ il decolté (pensando a Romano) e sempre passandomi l’asciugamano sui capelli uscii dal bagno cercando Romano o Debora per il mio problema di asciugacapelli.
Nessuno nel corridoio…nel soggiorno solo i sandali e la borsetta che Debora aveva lasciato entrando e gli occhiali da sole di Romano abbandonati sul tavolino di vetro. Tornai nel corridoio, chiamandoli a bassa voce, senza risposta.
“Ma dove sono spariti quei due…?” mi domandai provando un po’ di timore. Dopo tutto non li conoscevo, non li avevo mai incontrati prima di quel momento…Cosa stavano facendo?
Non era ancora paura quello che avvertivo salirmi dentro, ma piuttosto una lieve inquietudine che sentivo aumentare ad ogni passo incerto che facevo lungo il corridoio.
Il pavimento era fresco sotto i miei piedi nudi.
“Romano…?” tentai ancora…nessuna risposta.
Ad un tratto una specie di mugolio attirò la mia attenzione dietro di me, all’altra estremità del corridoio.
Girandomi, incuriosita, notai una luce soffusa che usciva attraverso la porta socchiusa della stanza che, se avevo capito bene la disposizione di quella grande casa, doveva essere la loro camera da letto.
Mi dissi, scuotendo la testa, che non era possibile che stessero già facendo l’amore, in ogni caso non così presto e non con me in casa…ma dopotutto perché no?
Ci eravamo scambiati segreti, confidenze e indiscrezioni sufficienti per capire che alcuni tabù erano ormai stati abbattuti tra di noi. Ma fino a quel momento avevamo parlato soprattutto di solletico.
Non mi sentivo affatto pronta ad una sessione di sesso a tre ed in fin dei conti non ero lì per questo!
Con tutti questi pensieri feci capolino nella stanza, pronta almeno a trovarmi di fronte Romano e Debora, sul letto, l’una nelle braccia dell’altro, in atteggiamenti erotici.
Ma non fu così.
Romano era in piedi, appoggiato al muro, di fronte all’ingresso della camera e mi guardò con aria soddisfatta, sorridendo per la mia evidente espressione di stupore.
Debora giaceva nuda sul letto, adagiata sulla schiena, con i polsi e le caviglie ben legati alle due estremità del letto, un fazzoletto ben stretto le chiudeva la bocca.
Voltò la testa verso di me e chiudendo lentamente gli occhi in quello che interpretai essere un sorriso.
Si contorceva sinuosamente forzando sui legacci, troppo ben fatti per permetterle il benché minimo movimento. Anch’io riuscii a sorridere, scaricando finalmente nell’aria la paura accumulata nel corridoio. Appoggiai le spalle allo stipite della porta, incrociando le braccia come qualcuno che si appresta ad ammirare un quadro.
L’asciugamano mi cadde dalle mani…guardai Romano negli occhi, uno sguardo intenso, uno sguardo silenzioso che voleva dire: “o.k., fammi vedere…”.
Romano girò la testa indicandomi con gli occhi una sedia a dondolo in vimini, nell’angolo della camera, davanti al letto “Accomodati pure, lo spettacolo sta per cominciare”. Ubbidì. Nel sedermi allentai un poco la cintura dell’accappatoio, accavallai le gambe e appoggiai le mani sui braccioli della sedia che oscillò dolcemente all’indietro.
Da quella comoda posizione potevo vedere tra le gambe di Debora e la cosa mi mise lì per lì in imbarazzo. Vedevo il profilo dei suoi seni e le punte dei suoi capezzoli che spiccavano in controluce. Il ventre si alzava e si abbassava aritmicamente: Debora ansimava, si capiva che il suo cuore batteva forte…Era bella da vedere, aveva un bel corpo, la pelle dei seni ed intorno all’ombelico era dolce e tenera come quella di una bimba, si notava che le gambe e le ascelle non avevano mai avuto bisogno del rasoio, lisce ed intatte.
Era giovane, più di quanto potesse dimostrare nella vita di tutti i giorni. Le piante dei suoi piedi, piccole e bianche, erano proprio davanti a me, a qualche decina di centimetri da me ed ebbi un violento impulso di avvicinarmi per toccarle e per passarvi la lingua sotto.
Le dita dei piedi si contorcevano, allungandosi e contraendosi in un tentativo di estrema difesa.
Tutto il suo corpo era un fascio di nervi, tutta la sua pelle era elettrica e fremente.
Romano si mosse, prese lentamente una delle piume che stavano sul comodino di fianco al letto e che non avevo notato prima.
Si sedette di fianco a Debora che ricominciò a mugolare dietro al fazzoletto, quasi volesse dire “Oh no!, Noo…!”.
Si muoveva lenta come un serpente in una gabbia di vetro. Romano mi guardò, mostrandomi la piuma bianca “Ora ti mostro cosa le faccio di solito quando fa la cattiva…dimmi se ti piace”.
A quelle parole un brivido mi percorse la pancia e si spense tra le gambe diventando piacere.
I mugolii di Debora si fecero ad un tratto più intensi e acuti, Romano aveva cominciato a toccarle il ventre con la punta della piuma, eseguendo movimenti circolari intorno all’ombelico. Vedevo il pancino di Debora che si ritraeva in un vano tentativo di evitare quella diabolica piuma che le solleticava l’ombelico e sentivo la sua voce soffocata interrompersi in brevi, incontenibili risatine.
Il corpo di Debora si inarcò su un lato quando la piuma di Romano le sfiorò il fianco, percorrendolo verso l’alto fino ad arrivare all’ascella.
Lì si fermò a titillare la pelle delicata, in movimenti più brevi e rapidi. Il seno di Debora si increspò di un’intensa pelle d’oca, il capezzolo sembrava esplodere a causa di quel brivido.
Per un paio di minuti ancora la piuma danzò sotto le braccia indifese di Debora le cui guance erano diventate rosse e la risata sempre più incontenibile.
Romano aveva ragione, quel gioco mi piaceva, e molto anche!
Ma a Debora piaceva?…
in arrivo la seconda parte... se ti interessa.
ciao,
vito
ticklo7
11-03-2004, 11:51 AM
direi che la storia è molto ben scritta...anche se devo essere sincera io preferisco storie di solletico tra ragazze...sto lavorando a una storia di solletico tra elisabetta canalis e alessia marcuzzi...potresti suggerirmi qualcosa...
vitop
11-03-2004, 12:12 PM
Beh in realtà la storia che ho proposto riguarda due donne ed un uomo con un particolare focus rispetto al rapporto tra le due donne. Sinceramente pensavo che le storie di solletico (fantasiose) incentrate sulle celebrità (come mai Alessia Marcuzzi spunta sempre fuori??) fossero puro appannaggio dei solleticatori di sesso maschile. Evidentemente mi sbagliavo. In ogni caso posso proporti uno o due link di storie scritte da altri che hanno come protagoniste le due showgirl che hai citato:
http://www.dreamsonweb.net/it/dreams/200304/alessia_marcuzzi_soffre_il_sol_36134.html
http://www.dreamsonweb.net/it/dreams/200309/anna_valle_schiava_di_elisabet_41992.html
Benchè preferisca storie vere di solletico (o plausibilmente vere, nella fattispecie), devo dire che i piedi di Elisabetta Canalis mi fanno semplicemente impazzire (cosa non darei per solleticarli!).
ciao,
vito
ticklo7
11-03-2004, 12:19 PM
queste due storie le ho già lette...comunque grazie dell'indicazione...parlami un pò di solletico...sai dirmi alcune informazioni su celebrità donne riguardo al solletico?a te cosa piace?
ticklo7
11-03-2004, 12:41 PM
comunque anche a me piacciono molto di più le storie vere di solletico...o almeno quelle che possono apparire un poco veritiere...il problema è che sono difficili da trovare..la tua storia mi ha molto incuriosita...ma li è solo debora ad essere torturata con il solletico?
vitop
11-03-2004, 12:46 PM
Allora, per quanto riguarda le celebrità femminili, non ho molto da dire... purtroppo. Un pò di tempo fà però ci fu una chat con alcuni dei protagonisti della serie Carabinieri (quella con Alessia Marcuzzi, tanto per intenderci). Personalmente ho un debole piuttosto marcato per le ragazze more con occhi scuri (quindi la Canalis rientra strettamente nei miei gusti, anche solleticosi, contrariamente alla Marcuzzi), e nella serie c'era una attrice di nome Roberta Giarrusso, che purtroppo ricopriva un ruole minore (ma che comunque non le impediva di essere notata). Ovviamente, in buono stile americano (che come al solito sono sempre più di un passo davanti a noi), partecipai alla chat con delle intenzioni che puoi ben immaginare. Purtroppo tale chat era "moderata", ossia non potevi scrivere tutto quello che ti passava per la testa, in quanto il moderatore aveva il compito di passare al vaglio tutti i messaggi degli utenti prima di approvarne la visualizzazione. Alla fine comunque, ti riporto due stralci fondamentali (per noi) della discussione:
vito: Roberta, quanto hai di scarpe???
roberta: vito, 37
roberta: ma che siete pure feticisti?
...
...
vito: Roberta, soffri il solletico???
roberta: vito, soffro il solletico da morire!
Immagina la mia delizia nell'avere simili risposte! Ti riporto un link della attricetta in questione: http://www.evenca.it/Roberta_Giarrusso/Roberta_Giarrusso00_panorama.jpg.
Personalmente invece, parlando sul piano puramente fantastico, credo che una delle situazioni più sconvolgenti che potrei provare nella mia esistenza (una delle poche che potrei elencare per l'inclusione in un ipotetico Paradiso musulmano di piacere sensuali) potrebbe essere quella di avere Elisabetta Canalis nuda o in biancheria sexy ( :) ) legata ad un letto, naturalmente a pancia sotto, ed avere la possibilità di baciare prima, di solleticare poi i suoi bellissimi piedi numero 38. Visto che l'argomento ti interessa, cosa nè pensi???
vito
ticklo7
11-03-2004, 12:58 PM
grazie x la foto...sarebbe fantastico torturarla col solletico!!!!!!!!anch'io se avessi la canalis legata al letto in bikini la farei morire di solletico sotto ai piedi,torturandola ben bene tra le dita,sotto la pianta del piede,ovunque!!!!ma perchè la legheresti proprio a pancia sotto?
vitop
11-03-2004, 01:28 PM
Beh per una serie di motivi tutti più o meno naturali:
1) Per una questione di esperienza infantile: mi capitava di solleticare una mia cuginetta coetanea ai piedi ed amavo farlo facendola mettere a pancia sotto su un letto e salendole a cavalcioni sopra.
2) Per una questione di potere: immagino che il fatto che la vittima sia legata in quella posizione, la renda ancora più vulnerabile agli attacchi del solletico e la faccia sentire ancora più indifesa.
3) Per una questione di efficacia: si dice (e posso più o meno confermarlo) che il solletico fatto in quella posizione (anche ai piedi) possa risultare più inteso e quindi, soprattutto, più insopportabile !!
4) Per una questione estetica: quando vedo una ragazza scalza a pancia sotto su un letto risulto immediatamente eccitato per i motivi che puoi immaginare. Quando vedo una ragazza NUDA in quella posizione (non parliamo se legata) perdo completamente il controllo di me stesso, letteralmente :) Questo è legato in parte al mio feticismo, ma anche al piacere fortissimo che mi provoca la visione di un bel corpo femminile, dei suoi piedi e del suo didietro (in una posizione di assoluta vulnerabilità).
Ritornando alla tua domanda di prima, nella storia che ho postato, nelle ultime 3 parti, è Stefania a venire legata al letto e tra le altre cose viene "toccata" da Debora, in tutti i sensi :)
vito
ticklo7
11-04-2004, 02:13 PM
ora ho capito perchè preferisci quella posizione....comunque se puoi e se vuoi inviami anche le altre parti della storia che mi hai postato....quindi facevi il solletico ai piedi ad una tua cuginetta,eh?!e come reagiva questa tua cuginetta?soffriva tanto il solletico che le facevi?ma quanto tempo fa ti è successo?é interessante quello che mi hai detto riguardo al fatto che quella posizione fa soffrire di più il solletico ai piedi..sapresti provarmi il perchè di questo?
dimmi una cosa,ti è capitato molte volte di solleticare i piedi a qualche ragazza?a me è successo diverse volte con le mie amiche e alcune di queste volte l'ho subito,altre volte sono stata io a solleticare...se ti interessa poi posso raccontarti alcune storielle su di me...e queste ti assicuro che sono vere al 100%!!!!!
a presto....
vitop
11-04-2004, 03:08 PM
ciao,
beh, per quanto riguarda la mia cuginetta, avevamo circa 8 anni... Ti racconto giusto qualcosa semplicemente per farti capire esattamente le mie spiccate tendenze sadiche rispetto al solletico. Allora, in pratica, la costringevo a stare su una poltrona a pancia sotto e quindi mi sedevo sulle sue gambe. A quel punto, attraverso una manopola di una radio là vicino, regolavo la quantità di solletico ai piedi che dovevo impartirle (in termini di minuti). Ovviamente l'intera operazione preliminare della "manopola" durava diversi, compiaciuti, secondi. Solo dopo mi divertivo a solleticarle le piante dei piedi. Ricordo inoltre di essermi eccitato, per così dire, la prima volta nella mia vita (a quell'età) sentendola dimenarsi sotto di mè, soffrendo disperatamente senza potersi difendere.
Ho sempre amato (da allora) inoltre il tipo di solletico ai piedi fatto dolcemente, accarezzando (e non grattando) la pianta nei punti più sensibili. Mi ricordo, a quell'età, che prima di vederla mi eservitavo sul mio braccio sinistro cercando con le 5 dita della mano destra di ricreare l'effetto di solletico più fastidioso e insopportabile per poi "sfogarmi" sui suoi piedi. Infatti il fatto di avere la povera vittima (femminile) totalmente indifesa e supplicante e la consapevolezza che il solletico che le sto impartendo (ai piedi ma non solo) và oltre l'insopportabile, semplicemente mi eccita in maniera estrema.
Purtroppo dopo quell'età, anche con mia cugina, per colpa principalmente mia, non ho più indugiato in simili piaceri. Infatti a partire dai 10 anni, incominciavo ad avvertire che la mia passione per il solletico sadico aveva qualcosa di strano, di anormale. Infatti quando per esempio andavo a trovarla a casa sua, ricordo che speravo che fosse scalza, in modo che, almeno guardandole i piedi, potessi trarre una forma di eccitazione (ormai sessuale) ma purtroppo repressa. Probabilmente questa situazione è stata la prima situazione della mia vita nella quale ho provato vergogna: non volevo costringerla più in quei giochi poichè temevo la durezza del suo giudizio oppure del giudizio dei miei familiari...
Purtroppo da allora non mi è più capitato di "costringere" qualche ragazza a sopportare del solletico per più di 4/5 secondi di fila bloccandola o in altra maniera impedondole di muoversi: benchè è una cosa che mi ecciti fortemente, nelle situazioni di vita successive, o trovavo delle ragazze che non erano disposte ad accontentarmi oppure trovavo delle ragazze per cui provavo una passione tale per cui ero terrorizzato al pensiero di rovinare tutto facendomi avanti con pretese così stravaganti!
Gli ultimi piedini che ho solleticato risalgono a 3 settimane fà, in occasione di una vacanza a Praga. La ragazza in questione ha 19 anni, nome Alena, mora, occhi scuri, alta 1.72cm, magra, 39 di scarpe (il mio numero preferito), bellissima (e non sto scherzando, ti assicuro). Questa ragazza rientra nella seconda tipologia nella categorizzazione che ho fatto prima: semplicemente stupenda, bellissima, simpatica e di compagnia, non volevo uscirmene con qualcosa tipo: "posso legarti e farti il solletico?" o roba simile. Ciononostante, prima di fare l'amore, mi sono divertito a solleticarle le ascelle e le piante dei piedi, in maniera delicata come piace a mè. Ho ancora dei flash di lei, completamente nuda sul letto, ovviamente a pancia sotto ( :) ), mentre le bacio il corpo e tra un carezza e l'altra "allungavo" la mano verso i suoi piedi per solleticarli. Lei ogni tanto rideva e ritraeva violentemente il bellissimo piede: purtroppo forse ha un problema di estremità fredde per cui, immagino, il solletico fatto in quella maniera (accarezzando) non ha poi il suo effetto autentico, come se avesse avuto i piedi caldi, per così dire. Sarebbe stato magnifico, prima di prenderla, poter giocare al solletico con lei come avrei voluto: adesso il pensiero, la fantasia irrealizzata di lei, nuda, a pancia sotto, legata ai quattro angoli del letto che mi prega di non torturarla ulteriormente col solletico mi fà stare male anche adesso dal piacere (al solo pensiero!!). Comunque, tornando a noi, prima di giungere al sodo, le ho proposto di fare un gioco per cui lei doveva contare fino a 100 e stare immobile sul letto in quella posizione mentre io mi dovevo divertire a solleticarle dolcemente il corpo con le dita. Ovviamente vincevo io se lei si fosse mossa, vinceva lei se arrivava a contare fino a cento. Naturalmente ho vinto io: perdere è stato qualcosa che non deve aver gradito e mi ha risfidato a rifare lo stesso giochino una seconda volta... La seconda volta ho rivinto io, abbastanza facilmente.
Questo è quanto. Il resto della storia di Deborah e Stefania te la posto quanto prima. Raccontami tu qualcosa adesso, mi raccomando, con dovizia di particolari !
vito
ticklo7
11-04-2004, 03:17 PM
oggi non ti sei connesso...va bene, speriamo per domani...la prossima volta che ti connetti dimmi un orario così la volta successiva potremmo trovarci e risponderci velocemente!
Le mie avventure solleticose sono quasi tutte riferite a me e mia sorella con la quale il solletico è sempre stato una cosa normale e soprattutto da piccole ce ne siamo fatte un sacco!Ti faccio un po' una descrizione di noi due per renderti conto:
1)mia sorella:è alta 1,67m più o meno, è bionda con occhi verdi e porta il 38 di scarpe.soffre il solletico ovunque ma i suoi punti veramente peggiori sono...indovina un pò?!i suoi punti peggiori sono le ascelle e soprattutto i piedi!!!e posso dirti una cosa in più,il punto debole dei suoi piedi sono le dita!!
2)io:io sono alta un paio di centimetri meno di lei ma ho i capelli color castano chiaro e gli occhi marroni.Il mio numero di scarpe è il 37,5.come mia sorella soffro il solletico ovunque ma i miei piedi sono tremendamente solleticosi!!!e il modo peggiore con il quale posso essere torturata(e che mia sorella ha fatto un sacco di volte!!!!!)è con una piuma che mi solletichi lentamente le piante e in mezzo alle dita!divento pazza!!!!!
fatti sentire presto!!
ticklo7
11-04-2004, 03:23 PM
finalmente!!!!!ti ho inviato un po' di informazioni su di me, spero siano gradite!!
ho quasi ultimato una storia fantasiosa tra la canalis e la giarrusso della quale mi hai inviato la foto!
ti interessa che te la invii?
ticklo7
11-04-2004, 03:35 PM
ti faccio le ultime domande e poi devo andare..domeni forse mi connetto verso le19 ma non sono sicura..
mi raccomando rispondi alle mie domande e fammi sapere se ti interessa la storia...scrivimi tante cose,tutto quello che vuoi così domani leggo un po' che mi fa molto piacere!!!ah,una cosa...visto che ti ho dato informazioni su di me potresti inventarti una storia e postarla...sarebbe simpatico...però niente nudità..solo solletico...mi raccomando scrivi tanto!!!!!!
vitop
11-04-2004, 04:06 PM
ciao,
in realtà sono connesso 24 ore su 24: di quando in quando mi ricordo di andare a vedere sul forum se c'è qualche nuovo tuo messaggio :) Purtroppo immagino che i problemi di sincronizzazione che abbiamo siano dovuti al fatto che la sola scrittura di un messaggio come il mio precedente richiede diverso tempo e quindi, di conseguenza, nè viene l'attesa che hai sperimentato. Direi che quest'orario (7-10 di sera sia perfetto): puoi scrivermi a qualsiasi orario comunque; c'è un'alta probabilità che ti risponda nel giro di 60/120 minuti (in altre fasce orarie).
Ti ringrazio delle informazioni su di te e tua sorella e devo dire che potrebbe intrigarmi l'eventualità di scrivere qualcosa che vi riguardi (non l'ho mai fatto prima comunque). A tale proposito vorrei gentilmente altre informazioni:
1) I vostri nomi (dammene anche due di fantasia, se ti fà sentire a tuo agio così)
2) Le vostre età oppure la vostra fascia di età e/o la differenza di anni che vi passate e chi è la maggiore.
3) Avete amiche in comune? Come si chiamano? Uscite spesso insieme?
4) Esistono oggetti o persone che possono essere motivo di contesa tra di voi? (ragazzi, vestiti... non so, qualsiasi cosa)
5) Dormite insieme? In letti vicini? Che tipo di letti avete (a castello, di un tipo che permette eventuali legature...)
Ti chiedo tali informazioni allo scopo di contestualizzare il più possibile una eventuale storia che ti riguardi. Qualsiasi informazione che ritieni utile o di interesse, postamela domani.
Per quanto riguarda la Giarrusso e la Canalis, sono interessato, ovviamente. Considera semplicemente che R. Giarrusso soffre il solletico "da morire" per davvero e che porta un numero 37 di scarpe. La Canalis la conosciamo tutti: chi non vorrebbe legarla e sottoporla a infinite sessioni di solletico fino a farla diventare pazza??
Purtroppo adesso devo andare anche io, ci sentiamo domani.
ciao,
vito
ticklo7
11-05-2004, 09:06 AM
sei connesso?mi sono connessa ora perchè stasera non so se ce la faccio..
vitop
11-05-2004, 09:11 AM
si, sono qui !
ticklo7
11-05-2004, 09:23 AM
perfetto!!
per rispondere alle tue domande io mi chiamo francesca e ho 23 anni mentre mia sorella ne ha due in piu e si chiama federica.non abbiamo mai avuto particolari elementi di gelosia...im nostri letti sono in due camere separate e hanno appigli per legare mani e piedi!!
vitop
11-05-2004, 09:30 AM
Queste informazioni mi torneranno utili. E la storia sulla Giarrusso a che punto è ??
ticklo7
11-05-2004, 09:32 AM
non l'ho ancora terminata...dammi qualche suggerimento..
vitop
11-05-2004, 09:37 AM
Potrebbe essere un problema immaginare degli argomenti credibili per giustificare una sessione di solletico tra la Giarrusso e la Canalis. Per quanto allettante come fantasia, personalmente, avrei dei problemi a scrivere una storia del genere sentendomene poi soddisfatto (ecco perchè preferisco storie di vita vera, condite al massimo di desideri, fantasie, aspettative puramente personali e giustificabili). Che ne pensi?
ticklo7
11-05-2004, 09:44 AM
su questo devo dire che hai ragione..comunque ci proverò..e che mi dici di una storia su me e mia sorella?hai qualche idea?
vitop
11-05-2004, 09:51 AM
Ti sento particolarmente interessata all'argomento. Devo pensarci un attimo, comunque. Dovrei immaginare comunque una situazione dove tu e tua sorella potreste avere qualche motivo di contesa o attrito che potrebbe giustificare una situazione come quella di essere immobilizzati e torturati col solletico per il puro piacere di farlo. Non hai dei consigli ? In ogni caso che ruolo preferisci rivestire: quello della solleticata o della solleticatrice ?
ticklo7
11-05-2004, 10:02 AM
bè,un piccolo motivo di contesa ci sarebbe...vedi,mi sono sempre mpiaciuti i vestiti di mia sorella e talvolta glieli fregavo...potrebbe essere uno spunto?per quanto riguarda il ruolo mi andrebbero tutti e due..quindi una storia di solletico con vendetta...e se puoi con tanto di risate...me la scrivi per stasera?per favore...
vitop
11-05-2004, 10:09 AM
mmh, non credo di farcela per stasera, temo che il tempo sia insufficiente. Cercherò per domani, comunque. Perchè, nel frattempo, non mi racconti qualche tua esperienza reale legata al solletico? Per esempio qualcosa che riguardi qualche tua amica o anche tua sorella.
ticklo7
11-05-2004, 10:13 AM
ora devo andare..stasera se ce la faccio mi connetto ma non so a che ore..mi raccomando,vedi se riesci a farmi trovare la storia,te ne sarei molto grata...grazie in anticipo..ah,un'altra cosa che vorrei che tu inserissi nella storia sono le piume,il solletico prima con calze o calzini e dpo a piedi nudi e un'altra cosa che mi fa impazzire quando vengo solleticata sono le classiche frasi "kili,kili,kili.." o "cootchiee,cootchiee,coo" che mi rendono la tortura ancora più atroce!!!!ci conto!!!
vitop
11-05-2004, 10:21 AM
dovrei scriverla stasera, perchè adesso non ho proprio il tempo. Se ci riesci prova a riconnetterti verso le 10.30 / 11. Se ricapiti qui prima, lasciami un messaggio dove mi dici qualcosa di più rispetto alla tua esperienza con il solletico: se hai mai solleticato i piedi di qualche tua amica, se lo hai mai fatto con intenzioni sadiche etc. Mi raccomando !
ciao,
vito
ticklo7
11-05-2004, 10:22 AM
una volta sono stata legata al mio letto da mia sorella e dalla sua migliore amica michela perchè le avevo sorprese a fumare e volevo dirlo a mia mammma..mi hanno portata in camera mia e mi hanno legata mani e piedi al letto a pancia sopra.vestivo un pigiama rosa che mi hanno tolto lasciandomi in mutande e reggiseno e con un paio di calzini bianchi.michela mi faceva il solletico sotto le ascelle mentre federica mi solleticava la pancia...ero davvero pazza!!!poi federica ha detto"e ora è il momento dei piedini!!" e ha cominciato a farmi il solletico sotto i piedi prima con i calzini e dopo me li ha tolti solleticandomi i piedi nudi con una piuma di pavone che aveva in camera..ero fuori di me e più che soffrivo e più mi solleticavano pronunciando le terribili frasi "kili,kili,kili,kili,kili,kili,kili francescaaaa..kili,kili,kili..forse i tuoi piedini nudi sono troppo solleticosi??!!!"
alla fine ho dovuto giurare di tenere la bocca chiusa e dopo venti minuti la tortura è finita!
vitop
11-05-2004, 10:25 AM
ti sei data alla pazza gioia... :) Ma questo era un esempio di storia fantasiosa da cui trarre ispirazione oppure qualcosa che è realmente accaduto?
zodiaco
11-05-2004, 02:58 PM
ciao Francesca, ho letto la tua storiella, vorrei chiederti una cosa, se ti venisse proposto di essere solleticata, accetteresti?
Ale
ticklo7
11-05-2004, 03:21 PM
ciao vito,mi sono connessa ora.
quella che ti ho raccontato è una storia realmente accaduta,non è inventata..
ticklo7
11-05-2004, 03:57 PM
come procede con la storia?scrivila bella lunga...mi hai chiesto se ho mai solleticato piedi a qualche amica...alcune volte è successo ma senzz essere legate..se poi ti va ti racconto..
vitop
11-05-2004, 04:02 PM
sto terminando di rileggere la storia che ho scritto per te e tua sorella (ed anche Michela, visto che ci siamo). Mi ci sono appassionato non poco, devo dire: vedrai che è bella lunga; mi raccomando leggila per intero e lentamente :) . Dammi 20 minuti...
ticklo7
11-05-2004, 04:06 PM
grazie vito!!!!!sei grandissimo!!!
ticklo7
11-05-2004, 04:33 PM
tra poco devo andare quindi la storia la leggerò domani..ti ringrazio ancora e non vedo l'ora di leggere!!!!
vitop
11-05-2004, 04:35 PM
Dopo quell'episodio del solletico per la questione delle sigarette, non c'era stata più occasione per mesi nè per Federica nè per Francesca di sperimentare o di fare il solletico all'altra. In questo frattempo, però, Federica, di tanto in tanto, era portata nei momenti di rilassatezza a pensare a quell'episodio provando dentro di lei un piacere strano, sadico, che proprio non riusciva a spiegarsi. Le capitava, prima di addormentarsi, la sera nel suo letto, quando la sua mente era sgombra dalle preoccupazioni e dalla tensione della giornata appena finita, di ripensare a sua sorella legata al letto e soprattutto alla sofferenza che aveva dovuto provare nell'essere sottoposta a quella tortura sadica del solletico. Ripensava a se stessa, a quanto odiava essere solleticata. Immaginava scene di vita quotidiana, quando un amico o un parente le aveva solleticato per scherzo un piede colpevolmente lasciato scoperto. Immaginava quella sensazione insopportabile che le provocava il solletico, anche se fatto per mezzo secondo e con lei che aveva la possibilità immediatamente di difendersi e sottrarsi. Questa catena di pensieri, l'aveva portata ad immaginare sua sorella Francesca, legata al suo letto, quella fatidica sera: non osava neanche immaginare cosa si potesse provare nell'essere solleticati senza pietà per più di mezzo secondo, addirittura per dei minuti e soprattutto nello stare lì legati, senza potersi sottrarre in alcun modo alla tortura. In quello stesso istante, quando realizzò tutti questi pensieri, avvertì un senso di paura e smarrimento: cosa avrebbe potuto impedire alla sua sorellina di vendicarsi in qualsiasi momento, ripagandola con la stessa moneta? Si trattava di tortura, senza alcun dubbio. Federica infatti ricordava di aver sentito, da piccola, da qualche parte, che il solletico forzato applicato ad una vittima indifesa, che non poteva sottrarsi, era utilizzato come una vera e propria forma di tortura medioevale. Dopo questo pensiero, degli altri si fecero spazio nella sua mente: ripensò a sua sorella Francesca, ripensò a tutte le volte che avevano litigato, ripensò per esempio a tutte le volte che Francesca le aveva preso dei vestiti così, senza chiederle il permesso; che era una cosa che la faceva semplicemente impazzire. Cosa aveva fatto in questi casi per vendicarsi? Niente, semplicemente niente. Non poteva picchiarla, di certo, si trattava comunque della sua sorellina. Non le andava di litigare per poi non parlarle per giorni, poichè il clima in famiglia diventava insopportabile. Mentre si concentrava su questi pensieri, Federica ebbe una illuminazione: capì che straordinario strumento di tortura il solletico poteva essere per farla pagare a Francesca, per poterle insegnare come comportarsi. Ripensò inoltre, prima di addormentarsi, a quell'episodio delle sigarette: è vero era riuscita a farsi giurare di non dire niente alla mamma ma ripensò anche a quanto il solletico che le aveva praticato era stato fatto più come un gioco, in maniera confusa, nella fattispecie. Voleva semplicemente divertirsi un pò con la sua amica Michela, a spese di sua sorella. Ripensava a quanto, ciononostante, Francesca avesse sofferto e provò un sottile compiacimento nell'immaginare quella stessa scena, magari con Francesca imbavagliata e legata al suo letto a pancia sotto, con nodi e legature molto più forti e salde della volta precedente, subendo un solletico duro, continuo, senza pietà e per molto più tempo rispetto alla volta prima. Aveva l'impressione inoltre che il solletico fatto in quella posizione potesse essere ancora più insopportabile: le era capitato di stare sul letto a pancia sotto e di aver solleticata per un istante la pianta del piede indifeso e di scatto di ritrarsi con violenza alla sensazione insopportabile che nè risultava. Dolcemente presa nel vortice di questi pensieri, Federica, quella notte, dormì più pacificamente di quanto le era mai capitato. Dopo alcuni giorni, durante i quali Federica ripensò spesso al solletico come strumento di vendetta definitivo verso sua sorella e ormai sicura che Francesca non aveva proprio l'intenzione di vendicarsi per quella volta delle sigarette, accadde qualcosa che forse lei, inconsciamente stava aspettando. Infatti scoprì che sua sorella le aveva nuovamente preso dal suo cassetto nella sua stanza quel paio di pantaloni che tanto le piacevano, come al solito senza dirle niente. A questo punto la rabbia di Federica divenì palpabile. In quello stesso istante però, Federica, che aveva preso quei pantaloni per indossarli, si accorse che in corrispondenza di una delle tasche posteriori c'era uno strappo ben visibile, che non poteva essere stato fatto se non da Francesca. A questo punto Federica sentì il sangue salirle alla testa. Se avesse avuto la sorella davanti a lei l'avrebbe presa a pugni. Di scatto si alzò dal letto e corse verso la porta, con l'intenzione di affrontare la sorella che si trovava nella sua stanza. A questo punto però, capì che finalmente aveva l'occasione che stava aspettando: quasi immediatamente si calmò. Un senso di pace e tranquillità si impossessò di lei: non pensava più ai pantaloni strappati. La fantasia della sorella sottoposta nuovamente ad una sessione di solletico, questa volta con l'intenzione di punirla in modo crudele e sadico senza lasciare spazio a nessuna forma di gioco o pietà, la face subito rilassare. Dopo poco, Federica decise di organizzarsi: chiamo nuovamente la sua amica Michela e le spiegò le sue intenzioni. Voleva essere aiutata in questa impresa, poichè, immaginava che, se Francesca avesse accennato una qualche reazione, bisognava immediatamente immobilizzarla. Si decise di agire alle 11 di quella stessa sera. Federica sapeva che lei e sua sorella sarebbero state sole a casa e che la sorella, a quell'ora, era solita addormentarsi nel suo letto guardando la televisione. Arrivato l'orario Federica e Michela, che nel frattempo era arrivata in casa senza farsi sentire, aprirono dolcemente la porta della stanza di Francesca. La ragazza, come ci si aspettava, stava dormendo sul letto. La televisione era accesa ed ad un volume elevato in modo che, Federica pensò, potevano agire sapendo che i loro movimenti sarebbero stati coperti dall'audio. Francesca stava dormendo sul letto a pancia sotto: sul suo viso una espressione beata e rilassata, di chi non si aspetta che l'inferno possa capitare così, senza preavviso. Indossava un pigiama di cotone leggero ed un paio di calzini di cotone bianco corti, di quelli elasticizzati. Tra la gamba del pigiama e i calzini si intravedeva la pelle chiara, quasi pallida, esposta, del suo polpaccio. I piedi penzolavano dal letto, mentre entrambe le mani erano all'altezza della testa nella più beata delle posizioni. Federica e Michela decisero di agire. Quel pomeriggio Michela era passata da una ferramenta e aveva acquistato per conto di Federica diversi metri di una corta tra le più robuste di cui il negozio disponeva. Molto delicatamente, ricavarono 4 corde dalla corda originaria e legarono un capo di ciascuna corda ai piedi ed alle mani di Francesca, che al momento, nel sonno più profondo, non si accorse di niente. Fatto ciò legarono gli altri capi di ciascuna corda ai quattro angoli del letto, delicatamente, senza tirare la corda stessa in modo che Francesca continuasse a dormire. I nodi sul letto vennero fatti in maniera che gli stessi fossero scorsoi: Federica infatti, nel suo piano sadico con vittima la sorella, aveva immaginato di praticare i nodi ai polsi e alle caviglie della poverina, come avevano fatto, di svegliare Francesca e solo dopo, in maniera immediata, di aggiustare ed assicurare i nodi stessi in modo che immobilizzassero completamente la povera vittima. Dopo pochi secondi, Federica decise che il momento della vendetta era arrivato: andò ai piedi del letto, si inginocchio in modo che la sua faccia fosse a 30 centimetri dalla pianta addormentata del piede destro di Francesca e guardò quello che aveva davanti. Vedeva la pianta del piede della sua sorellina, coperta da un delicatissimo calzino bianco elasticizzato, che sicuramente avrebbe trasmesso tutte le sensazioni del solletico alla povera vittima, come se fosse stata scalza. Federica allora, prese a solleticare il piede della sorella con il suo dito indice, in maniera estremamente delicata. "ghiri ghiri ghiri ghiri", prese a dire molto sottovoce: voleva che la sorella si svegliasse per il solletico alla pianta del piede e non per la sua voce. Incominciò dalla parte centrale della pianta, con movimenti circolari. Dopo pochi secondi, notò che Francesca accennò una reazione lievissima, più uno spasmo del piede, ma rimase ancora pericolosamente addormentata. Federica non stava più nella pelle: le piaceva assoporare questo momento lentamente, era eccitata al pensiero di ciò che stavano per fare alla sua sorellina e l'idea che lei fosse così beatamente addormentata ed ignara dell'inevitabile, la sconvolgeva. Riprese a solleticare il calzino bianco con il suo dito: "tichi tichi tichi tichi tichi tichi". Questa volta prese a fare movimenti più irregolari, molto lentamente, che coinvolgevano tutte la pianta, dita comprese. Federica sapeva che il punto debole di Francesca erano le dita dei piedi, ma voleva riservarsi il piacere di tormentarle successivamente, con calma. "ghiri ghiri ghiri ghiri ghiri" continuò. Dopo alcuni secondi, Francesca ebbe uno spasmo strano nel sonno, violento, che fu limitato dalle corde che le due ragazze avevano legato. Federica si fermò un istante. Pensò che non era ancora il momento di svegliare Francesca. Aspettò qualche secondo e poi riprese, però questa volta dal piede sinistro. "tichi tichi tichi tichi tichi" affondando le dita solo un pò di più, sicuramente aumentando l'effetto del solletico: infatti Francesca incominciò a muoversì sempre più nervosamente e a farfugliare qualche frase nel sonno "noooo basta tiii pregooo", molto dolcemente. Evidentemente stava sognando che qualcuno le stesse facendo il solletico ai piedi ma per sua sfortuna non sapeva che il suo incubo sarebbe divenuto realtà da lì a pochi istanti. Federica continuò. Ad un certo punto Francesca ebbe uno scatto violento come di una persona sottoposta ad uno spavento terribile. Il suo movimento violento fu limitato dalle corde. A questo punto Federica scattò in piedi e chiedendo la collaborazione di Michela, che fino a quell'istante aveva assistito alla scena compiaciuta, efficentemente si fiondarono sul letto, sulla povera Francesca, in modo da poter tirare i nodi scorsoi e assicurare la poverina al letto. Francesca non si rese conto assolutamente di niente. Quando Federica ebbe finito con le corde, Francesca, ancora mezza addormentata, pensava che quello che stava vivendo fosse un sogno, semplicemente. "Federica, sei tu? ma cosa vuoi? Michela? che cazzo ci fate nella mia stanza?" "Prima di tutto modera il tono" aggiunse Federica. "Se ti sento dire un'altra parolaccia ti faccio pentire di essere venuta al mondo, chiaro?" Francesca, disorientata chiese: "Cosa intendi? Perchè mi avete legato? Ti rendi conto che mi hai fatto spaventare nel sonno? Quando mi avrai liberato..." "Cosa?" chiese Federica con tono durissimo? "Cosa farai?" aggiunse. "Forse non ti rendi conto della situazione... Sono sicura comunque che capisci cosa sto per farti... Vogliamo fare con te di nuovo quel gioco della tortura col solletico, anzi, mi correggo, non sarà affatto un gioco." "Tiii preego, sei pazza..." disse Francesca quasi in lacrime "siete pazze... non potete farmi di nuovo quello che mi avete fatto quella volta. Non è giusto, ho mantenuto la mia promessa, non ho detto niente alla mamma" Federica replicò: "Lo so che non hai detto niente, questo significa che il solletico ha funzionato. Questa volta però c'è un motivo più importante per cui ti trovi in questa situazione. I miei pantaloni neri, quelli che ti avevo detto di non toccare." "Li ho presi solo sabato, li ho rimessi subito nel tuo cassetto" "Lo so, ma ti avevo detto di non prenderli, perchè servono a me. E poi, come se non bastasse, me li hai strappati. Non hai idea di cosa ti avrei fatto quando ho scoperto lo strappo." "Scusami, ti prego, slegami, non lì toccherò più, non toccherò più niente di tuo." "Non è così semplice Francesca. Ci ho pensato e ritengo che sia il caso che tu abbia una lezione, una che ti basti per sempre." "Che vuoi dire? sleeeeeegami basssstaa MAMMA AIUTO MMAAMMMMAA" Inaspettabilmente Francesca prese a gridare con tutto il fiato che aveva in corpo. Questo Federica non se lo aspettava. Subito si fiondò sulla sorella per tapparle la bocca. "Sbrigati Michela sfilale un calzino e passamelo" "Subito!" disse Michela. Intando Francesca si dimenava disperatamente sul letto, cercando con tutte le forze di liberarsi, ma, semplicemente, le corde erano troppo resistenti e ben legate. Federica in fondo, a differenza della sorella, non stava facendo molto sforzo; le teneva semplicemente una mano sulla bocca, mentre le corde e la posizione scomodissima (per Francesca) a pancia sotto facevano il resto. Federica infilò il calzino nella bocca di Francesca e completò l'opera con un poco di nastro adesivo che le applicò sulla bocca. Francesca era in uno stato di completa vulnerabilità. Era stremata per i tentativi vani di liberarsi, non poteva chiedere aiuto a nessuno poichè i suoi lamenti potevano essere a malapena sentiti all'interno della stessa stanza. Era in effetti un giocattolo, un piccolo giocattolino indifeso il cui unico scopo era soddisfare le fantasie sadiche ed il desiderio di rivalsa della sorella maggiore. Federica con fare compiaciuto si avvicinò all'orecchio di Francesca; e sussurrò: "Stai per pagarmele tutte, Fra." Francesca riprese a dimenarsi e Federica si accorse che aveva cominciato a piangere. "Rilassati Francesca, non mi impietosisci. Stai sprecando tantissime energie cercando di liberarti, ma ti ho legato troppo bene. Ascolta un consiglio di una sorella maggiore: risparmia le forze, che ti serviranno!" "mmmmammmmmmmmaaaa aiiuttttooo" si sentiva, anzi meglio si intuiva dire Francesca da sotto il bavaglio. "Mamma non c'è qui, non tornerà prima di 3 ore. Stai tranquilla, in questo tempo troveremo qualcosa da fare... eheheh" Federica e Michela presero a ridere di Francesca, che nel frattempo aveva rinunciato a lottare, anche per l'eccessiva stanchezza. "Finalmente ti sei calmata, eh? Ti consiglio di godertela, come faremo noi, poichè non c'è nulla che tu possa fare al riguardo, se non soffrire fino a diventare pazza, si intende!" Ormai Francesca non accennava più una reazione. Sapeva che quando Federica si metteva in testa qualcosa non si poteva smuoverla. Allora decise di sfidarla: avrebbe sopportato il solletico, quasi stoicamente, cercando di reagire il meno possibile. "Hai smesso di piangere finalmente. Ecco le mie intenzioni: prima io e Michela ti faremo del solletico preliminare, cercheremo di capire tutti i tuoi punti deboli. Purtroppo per te sarà una operazione lunga. Poi, con molta calma, ti tortureremo col solletico in tutti i punti del tuo corpo che ti fanno più impazzire, con particolare interesse ai piedi, ovviamente! eheheh" A questo punto Francesca cominciò a muovere la bocca nel gesto di dire qualcosa: "mmmhhhh mmmmmmmh" "Michela, che dici, le togliamo il bavaglio? Sentiamo cosa vuole dirci. Ma bada Francesca: se gridi ti imbavagliamo di nuovo e giuro che ti tortureremo come nessun essere umano è stato torturato prima". Francesca annui debolmente. Tolto il calzino dalla bocca, ormai inzuppato di saliva e lacrime, Francesca disse con la voce ancora alterata dal pianto represso: "Nooonnn griiiderò, Federica. Adesso mi hai spaventata abbastanza, hai vinto. Ti prego, non farmi soffrire col solletico, non lo sopporto. Sono stremata ed è una tortura stare legati in questa posizione..." Federica non le diede neanche il tempo di completare la frase: "La tortura vera deve ancora cominciare." Anche Michela a queste parole rimase sconcertata: Francesca era veramente sconvolta ed in lacrime e la determinazione negli occhi di Federica la spaventò. "Michela!" disse Federica "cominciamo dai fianchi... Dobbiamo testare ogni singolo centimetro quadrato del suo corpo, per trovare TUTTI i suoi punti deboli." Federica e Michela si posizionarono a sinistra e a destra di Francesca e cominciarono a solleticarle dolcemente i fianchi. "ghiri ghiri ghiri": solleticavano con delicatezza prestando estrema attenzione alle reazioni di Francesca, al tono della sua voce, per capire se in quel punto lo soffriva di più o di meno. Francesca era decisa a non muoversi. Soffriva il solletico ai fianchi in maniera disperata. Cominciò a sudare visibilmente ma non si muoveva: non voleva darla vinta alla sorella maggiore. "Lì non lo soffro!" Aggiunse con un'aria di sfida che indispettì Federica. "Adesso vediamo." Federica si ricordo dell'ultima volta che avevano fatto il solletico alla sorella e di un punto sulla sua pancia che ricordava essere particolarmente sensibile: "Michela aiutami. Devi girarla leggermente e tenerla saldamente ferma, mentre io mi occupo del suo pancino..." A queste parole Francesca provò un brivido di paura, ma rimase immobile, decisa a sopportare qualunque cosa. Michela ubbidì e afferrò con tutte le sue forze la povera Francesca, immaginando forse che la poverina potesse ancora accennare una qualche reazione. Infatti la sua stanchezza e le corde rendevano del tutto superfluo questo provvedimento. "tichi tichi tichi tichi tichi tichi tichi tichi" Federica prese a dire, solleticando con abilità la pancia di Francesca. La poverina non stava più nella pelle; diventò paonazza ed ad un certo punto tradì completamente la sua intenzione di rimanere impassibile. Fu come il crollo di una diga, lo straripare di un fiume: "bbbaaaastttta ti prego aaaahhhaaaahh aahhahh, fermati non lo sopporto." Federica senza fermarsi: "eheh, abbiamo appena cominciato." "smeettilaaaaa bbbaaaastttaaaa non ce la faccio più" Francesca pensava davvero quello che diceva: era distrutta, stremata; cercava con le pochissime forze che le erano rimaste di liberarsi dai legacci, ma la cosa era semplicemente impossibile. "aaaaahh bbbaaaaasttta" continuò. Per tutta risposta, Federica ordinò: "Michela, puoi lasciarla adesso, posso tenerla io con facilità. Occupati delle sue ascelle. E se farai un buon lavoro, saprò come ricompensarti" Queste parole non fecero molto presa su Michela: in un primo momento cominciò a preoccuparsi per Francesca. La sua sofferenza era estrema; rideva disperatamente ed era chiaro che aveva smesso addirittura di lottare con i legacci, sia per mancanza di forze, sia per il solletico che la indeboliva ulteriormente sia per una drammatica consapevolezza che in quelle condizioni poteva solo subire. D'altro canto però, Michela si ricordò che Francesca non le era mai stata simpatica e nonostante tutto era felice di dare una mano a Federica in questa impresa. Purtroppo per Francesca fu la fine: il fatto di essere solleticata senza pietà contemporaneamente da due persone unito al fatto che la sorella aveva intenzione di non concederle alcuna pausa o amnistia, la distrusse psicologicamente. I fianchi cominciarono a farle male dal troppo ridere. Era passata quasi un'ora dall'inizio della tortura: "viiii pregoooo smeetteetela non ce la faccio più... sto male..." "Non sono ancora soddisfatta." disse Federica compiaciutamente "Allora mi sembra che avevi detto che il solletico non lo soffrivi eh? Michela: direi che è il caso di passare ai piedi, che nè dici Francesca?" La poverina, legata ed indifesa, non aveva neanche la forza di rispondere e rimase immobile attendendo il suo destino. Federica e Michela si inginocchiarono ai piedi del letto e con due grosse piume cominciarono a solleticare i piedi di Francesca. Francesca ormai era fuori di sè: aveva riscoperto il solletico duro, insopportabile, una seconda volta quella sera; i suoi piedi infatti, non ancora interessati fino a quel momento dalle attenzioni delle due sadiche, risultavano essere sensibilissimi al solletico. "basta basta basta" ripeteva quasi ipnoticamente. "Sono sicuro che mia sorella" aggiunse sadicamente Federica "rimpiange di non avere un paio di calletti in più su queste piantine, a proteggerla da me". I solletico ai piedi fu devastante. A volte le due sadiche si concentravano su un unico piede utilizzando le due piume contemporaneamente, una sulle dita, l'altra sull'arco. A volte interrompevano ed una solleticava con una piuma e l'altra con le unghiette delle mani, accarezzando e titillando; facendo impazzire la povera vittima. Verso la fine, avevano preso addirittura ad immobilizzare i piedi di Francesca con una mano e a solleticarli con l'altra. Una pratica del tutto inutile considerando che la poverina aveva a malapena le energie per respirare; figuriamoci per sottrarre un piede al solletico. Francesca era distrutta, quasi incapace di muoversi, il cuscino intriso di lacrime e sudore. La sessione andò avanti per un'altra oretta. Alla fine Federica, stremata, concluse: "Che dici Michela, può bastare? L'abbiamo fatta soffrire abbastanza... Guarda: non ha più neanche la forza di implorare la nostra pietà" Francesca rimase in silenzio. Non sapeva cosa aspettarsi: era questo un altro gioco sadico di sua sorella? Avrebbe smesso per davvero oppure si era messa d'accordo con Michela per inscenare un finto armistizio, magari per riprendere dopo pochi secondi con un solletico ancora più duro? "Stai tranquilla, Francesca, è finita. Spero tu abbia imparato la lezione" Francesca rimase in silenzio e non rispose mentre le due ragazze la liberavano dalle corde e lasciavano la stanza. Nella mente sconvolta di Francesca, che rimase nella posizione della tortura incapace anche di girarsi, balenavano una miriade di pensieri, uno tra i tanti quello di vendicarsi della sorella, ripagandola della estrema sofferenza alla quale l'aveva sottoposta. Lo avrebbe fatto? Avrebbe ricambiato il favore a Federica, torturandola col solletico fino a farla impazzire ???
ticklo7
11-05-2004, 04:47 PM
vito è stupenda!!!a quando la mia vendetta?!!!!mi sono immedesimata nella storia e penso che sarebbe atroce!!!
ticklo7
11-05-2004, 04:51 PM
vendicami vito!!!voglio torturarla!!!
vitop
11-05-2004, 04:53 PM
Il fatto che tu ti sia immedesimata non può farmi altro che piacere. Purtroppo ci ho messo parecchio tempo per scrivere questa storia: appena mi ricapita di avere qualche ora libera, stai tranquilla che ti posto la continua.
Dimmi qualche altra tua esperienza, se hai tempo.
vito
ticklo7
11-05-2004, 04:55 PM
ora devo andare..raccontami tutto quello che puoi sul solletico così domani lo leggo e ti rispondo!!!grazie ancora!!!
vitop
11-05-2004, 04:55 PM
Ti vendicherò, stai tranquilla. Se vuoi darmi qualche altro elemento circa il rapporto tra te, tua sorella, qualche altra tua amica ect. Saprò farne buon uso... !
vitop
11-05-2004, 10:56 PM
ciao,
volevo sapere una serie di informazioni che possono tornarmi utili in futuro:
1) A che età tua sorella e Michela ti hanno legato per la questione delle sigarette?
2) Oltre quell'accadimento, è successo altre volte che vi siete fatte legare (o tu o lei) per subire il solletico? Se si, per quali motivi?
3) A 23 e 25 anni giocate ancora al solletico? Se si, come? Legandovi? Se no, a quale età avete smesso?
4) Tua sorella ha la stessa tua passione per il solletico? (ho ipotizzato di si nel mio racconto, ma a ragion veduta: con una sorella come te sfido a non amare fortemente la fantasia di legarti e seviziarti esattamente come nella storia :) )
5) Attraverso quali calze ti piace essere solleticata o ti piace solleticare? Io ho una passione estrema per i calzini bianchi di cotone corti, come nel racconto. Tu per i collant, forse?
6) Rileggi il racconto per favore: se c'è qualcosa che ritieni essere non attinente rispetto alla realtà (ad esempio luoghi, persone etc.), fammelo sapere così nè terrò conto in futuro.
7) Quali sensazioni provi prima, durante e dopo il solletico sia attivo che passivo? Per esempio, se vedi una persona che ti attira sei proiettata nella fantasia di solleticarle i piedi, oppure di legarla oppure entrambe le cose.
8) Quale situazione ti piacerebbe veder raccontata? Per esempio solletico in luoghi particolari, fatto da persone particolari (per esempio una tua professoressa che non ti sopportava a scuola: devi fornirmi però il nome e la materia di insegnamento, nel caso ! )
Se hai qualcosa da aggiungere, fallo per favore. Pensaci: ci sarebbe uno spunto, un accadimento che vi è capitato, qualcosa che magari riguarda anche altre persone, un episodio dove per esempio avresti voluto solleticare tua sorella senza pietà e non nè hai avuto modo? Tutto però, deve essere rigorosamente reale.
Considera che il racconto che ho scritto mi è piaciuto scriverlo perchè sapevo di basarmi su situazioni e persone esistenti. Non amo affatto inventare, se non la situazione specifica, ma il resto deve essere attinente. Credo anche che per te possa risultare più piacevole/eccitante leggere una storia nella quale poter ritrovare elementi di vita reale, che possano proiettarti nella mia fantasia che ti sto raccontando... Concordi ???
ticklo7
11-06-2004, 06:09 AM
ti rispondo alle domande:
1)quel fatto del fumo è successo 7-8 anni fa.
2)da piccole ci siamo solleticate ma senza essere legate..dai 14 anni in poi abbiamo fatto più sul serio.ci siamo legate anche per puro divertimento!!avevamo anche fatto un patto tra noi che consisteva nel fatto che se una di noi avesse fatto qualcosa di sbagliato(qualsiasi cosa)sarebbe stata legata dall'altra al letto o ad una sedia e solleticata!è successo sia a me che a lei.
3)alcune volte riprendiamo il gioco..anche se è più raro perchè federica non abita più con me..comunque sempre legandoci.L'ultima volta due mesi fa a casa di federica sul suo letto.
4)mia sorella ha la stessa passione però preferisce di gran lunga il ruolo della solleticatrice.
5)sono stata solleticata con calze nere, calzini bianchi e a piedi nudi.Il solletico con le calze provoca un pizzico di sofferenza in meno rispetto al piede nudo ma la differenza è sottilissima.Il calzino di cotone protegge un pochino ma quando viene tolto la differenza che si sente è atroce!
ticklo7
11-06-2004, 06:18 AM
6)Il racconto è eccezionale...sembra proprio tutto reale..forse un piccolo appunto potrei farlo sul fatto che non ci sono molti discorsi dirette come adesempio le risate che mi piacerebbero e che forse nella descrizione dei punti solleticati puoi fare ancora meglio.comunque ti ripeto.è fantastica!
7)allora:l'attesa prima del solletico è devastante,durante il solletico mi sembra di essere in un mondo al di fuori di quello reale sono fuori dal controllo...però mi piace anche...se vedo piedi femminili che mi stuzzicano mi viene la tentazione di solleticarli...
8)alle superiori quando ero all'ultimo anno e quindi avevo 18 anni avevo una professoressa di matematica che mi odiava perchè non studiavo mai la sua materia e spesso e volentieri dopo la fine delle lezioni mi faceva rientrare per farmi ore di matematica aggiuntive.studiavamo in una classe accanto alla stanza dell'infermeria dove c'era un lattino di quelli che hanno i dottori...potrebbe scatenare la tua fantasia??
ticklo7
11-06-2004, 06:34 AM
ti dico altre due tecniche di solletico ai piedi di sicuro effetto:
1)la prima è quella di prendere con una mano le dita di un piede e tirarl indietro.in questo modo la pianta del piede è in tensione è il solletico con una piuma o anche con le dite è amplificato.
2)la seconda è quella di prendere un asciugacapelli e posizionarlo sotto alla pianta del piede nudo in modo che riceva calore per circa un minuto...dopo questo il solletico sarà devastante perchè il calore aumenta la sensibilità dei piedi.
Sono due metodi provati personalmente!!
vitop
11-06-2004, 07:03 AM
Queste informazioni che mi stai dando, mi deliziano, Francesca! Avrei voluto essere vostro fratello: probabilmente comunque in quest'ultimo caso, alla lunga, anche tu ti saresti stancata del solletico, poichè ve lo avrei fatto di continuo. :)
Adesso purtroppo sto lavorando: in giornata, appena ho un pò di tempo libero, penso a qualcos'altro da chiederti e su cui discutere.
vito
eelena_81
11-06-2004, 08:14 AM
ciao siete ancora on line ??
eelena_81
11-06-2004, 08:19 AM
ciao siete ancora on line ?? non sono molto pratica di questo forum
ticklo7
11-06-2004, 11:00 AM
sono connessa
ticklo7
11-06-2004, 11:10 AM
ciao elena!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!finalmente un'altra ragazza!!!parlami un po' dei tuoi gusti solleticosi...dove lo soffri di più,etc...
ticklo7
11-06-2004, 12:09 PM
vito oggi non ti fai sentire.....aspetto con ansia altre tue storie...e altri elementi di discussione sul solletico..
ticklo7
11-06-2004, 01:57 PM
pensi di poterla fare la storia con la professoressa?magari lei mi lega al lettino,mi toglie le scarpe e comincia farmi il solletico ai piedi mentre indosso un paio di calzini bianchi...mi stuzzica con il ghiri ghiri ed è molto sadica...poi mi sfila lentamente il primo calzino e mi solletica il piedino nudo con le sue lunghe unghie e sempre col ghiri ghiri...poi mi chiede sadicamente se soffro di piu sotto il piede nudo o sotto quello col calzino...poi mi leva anche l'altro calzino, tira fuori un piuma e mi solletica un piede con la piuma e l'altro con le sue unghie sempre col maledetto ghiri ghiri...poi si concentra su un piede tenendomi le dita indietrom e solleticando la pianta tesa con la piuma...e poi ritorna a entrambi i piedi...la tortura dura per più di un'ora ed io rido ed urlo come una matta..alla fine mi slega ma mi costringe ad accettare il patto di rientrare a scuola due volte a settimana per farmi un'ora intera di solletico ai piedi altrimenti mi boccerà!!ora sta a te!!!grazie!!poi potrai anche fare una storia dove sei te a solleticarmi...
vitop
11-06-2004, 05:38 PM
Vorrei fare un saluto ad Elena. Mi fa molto piacere sapere che c'è un'altra ragazza a leggere le mie storie. Quello che ho detto a Francesca vale anche per te: se c'è una qualche situazione che ti intriga oppure vuoi che ti renda protagonista di un qualche racconto, non hai che da dirlo. Ti è piaciuta la storia che ho scritto per Francesca e sua sorella ???
Ciao Fraceschina. Sentirti parlare delle tue fantasie, non immagini quanti mi delizi :) Oggi non ho potuto essere qui: ho lavorato tutto il giorno, adesso mi prenderò un'ora di pausa poi riprenderò a lavorare fino a domani mattina.
Lo spunto, il tema del professore o della professoressa è qualcosa che mi ha sempre affascinato. Immagina, per esempio, la situazione VERA. Tu sei un professore o una professoressa di una scuola superiore. Hai a che fare con ragazzine di 17/18 anni, che non hanno neanche la pallida idea delle fantasie e delle voglie che ti scatenano ogni volta che guardi i loro piedi o ti capita di intravvedere le loro ascelle. Ami l'inverno. Infatti il freddo diventa tuo complice, proteggendoti da te stesso, risparmiandoti una tortura autoinflitta che esiste solo nella tua testa: maglioni di lana larghissimi che non lasciano intravvedere niente e scarponi pesanti. Ciononostante ti diverti a contemplarle ugualmente, prigioniero in un tuo mondo pieno di masochismo: rimiri gli scarponi fantasticando circa la forma del piede della ragazzina; cerchi di immaginare la sua misura. Avrà un piede affusolato o più robusto? Avrà una piantina con molti calletti oppure la pelle dei suoi piedi è liscia e senza imperfezioni come quella di una bambina. Ti chiedi se sofre il solletico su quelle piantine. Ti chiedi se mai in famiglia qualcuno si è divertitò ad abusare e seviziare i suoi piedi con quale spazzola o piuma o semplicemente con le dita, cavandosi la voglia sadica di un momento. Si tratta di giochi innocenti, in fondo. D'altro canto, però, ODI l'estate. Il fatto di vederle così, con scarpe apertissime, flip flop, sandali ed amenità varie, anche le tue alunne "preferite", quelle stesse per le quali daresti un dito pur di poterle legare e poterne abusare col solletico. AMI ED ODI insieme la visione accidentale di una delle loro piantine, magari bianchissime, quando per esempio si chinano per raccogliere qualcosa da terra ed intravedi il paradiso, sotto la forma della pianta di un piede in tensione, pronta per essere solleticata con una grossa piuma, proprio come piace a te, Francesca. Ti intenerisci sentendole parlare, sentendole sbagliare, vedendole scimmiottare stupidamente come sanno fare bene a quell'età; del tutto inconsapevoli del magnetismo tremendo che esercitano su tutti gli esseri umani che capitano loro vicini, maschi e femmine. Si tratta della loro bellezza e del loro magnetismo, della stupenda armoniosità della forma dei loro piedi, tanto sconvolgente quanto inspiegabile per te. Ti ritrovi confuso ed eccitato a volte: ti capita infatti di doverle punire con note disciplinari o con più compiti per casa e realizzi per un istante il potere che hai su di loro. Purtroppo averti che c'è qualcosa che manca, un pezzo fondamentale della struttura del vostro rapporto che vorresti disperatamente colmare: se dipendesse da te, infatti, sostituiresti le note disciplinare con lunghe, sadiche sedute di solletico dove i parametri di abuso sarebbero il numero di solleticatori contemporanei e i minuti, anzi le ore di solletico continuato e forzato; tutto ovviamente commisurato e proporzonale alla gravità delle loro colpe.
Immagina dunque, ritornando a noi, di poterti riscattare da un destino così ingiusto ed infelice. Di prendere una volta tanto il controllo della tua esistenza, senza stare a valutare, come al solito, le conseguenze. Nè sceglieresti una, la tua preferita. Magari la più stupidina tra le tante, ma la stessa che, quando è capitato che un compagnetto le solleticasse scherzosamente le ascelle, tu, assistendo senza volerlo, hai provato una fitta atroce di dolore allo stomaco. Dunque, fatta la scelta, le faresti capire sottilmente e con discrezione la situazione: ore di solletico forzato ai piedi in cambio di buoni voti e della promozione...
Spunto interessante, devo dire.
vitop
11-06-2004, 11:33 PM
Volevo integrare un attimo qualcosa al post di prima, visto che sto concedendomi una pausa. Ho lavorato tutta la notte: mi scade una commessa domani mattina. Beh semplicemente, visto che si parlava di fantasie e sono abbastanza stanco da perdere parzialmente il controllo di me stesso, in preda al sonno dominante, devo confessare che ho sperimentato una concentrazione compremessa nelle ultime ore. Infatti, Francesca, mi ritornano in mente un paio di frasi che hai detto nel post di risposta a quelle mie domande che ti avevo girato. Nella fatispecie devo dire che tendo a ripensare a quando descrivi le sensazioni che il solletico ti provoca: l'espressione "durante il solletico mi sembra di essere in un mondo al di fuori di quello reale sono fuori dal controllo" la trovo assolutamente deliziosa e personalmente molto eccitante. Il "però mi piace anche" denota un contrasto affascinante nel tuo approccio al solletico: ci credo bene che tua sorella prediliga il ruolo della torturatrice, fossi in lei avrei proseguito a vivere insieme a te giusto per assaporare, quando ne avevo voglia, di tanto in tanto, il sottile piacere di legarti, torturarti, farti soffrire col solletico. A tale proposito sono abbastanza ossessionato da un flash, più che altro una fantasia: mi sembra di visualizzare la scena delle sigarette. Tu legata al letto a pancia sopra (o sotto, anche), calzini di cotone bianchi, corti, elasticizzati magari, mutandine e reggiseno, come hai generosamente descritto. Questa visione mi tormenta, a volte. Dio ti maledica. Io spero che ovunque tu sia, tu possa imbatterti in un qualche feticista del solletico (magari la tua professoressa di matematica) che ti rapisca e ti sottoponga alla peggiore delle torture. Immaginare le tue risate e il tuo corpo che si dimena negli spasmi quasi elettrici del solletico, fino a quando magari arrivi anche a rimangiarti quelle affermazioni azzardate che il solletico può darti piacere, serve a ripagarmi del disagio che mi stai procurando!! Per colpa dei tuoi post, la mia proverbiale concentrazione di ferro sul lavoro viene ad essere compromessa. Il vantaggio (per te) di tutto questo è che sto pensando seriamente alla prossima storia che ti dedicherò. Sostanzialmente ho cambiato idea, comunque: inizialmente volevo scrivere una storia che avesse come vittima Federica, in un ovvio scenario di vendetta. Adesso, però, dopo gli ultimi sviluppi, anche personali, ho cambiato idea: sto immaginando un inferno di solletico in terra, uno scenario dantesco di torture e sofferenza, con te, Francesca, come piccola ed indifesa vittima delle voglie insane di uno o più sadici. Considerando il mio masochismo latente, voglio sfidarti ulteriormente: vediamo se riesci a stuzzicarmi ancora di più. Dammi argomenti. Dammi una ispirazione ancora più forte. Parlami dei tuoi piedi. Adesso, mentre mi stai rispondendo: guardali per me e dimmi che calzature indossi. Se porti dei calzini. Di che colore sono, di che materiale. Alti, bassi, a righe, con quali scritte. Come sei vestita. Porti gli occhiali? Quali orecchini? Dei bracciali? Le piantine dei tuoi piedi: guardale, adesso. Parlami dei tuoi calletti: ce ne sono molti, potrebbero interferire col solletico fatto con le piume, che a te piace tanto? A me piace immaginarti con delle scarpe da ginnastica prima di una sessione di solletico. Parlami di questo: quali calzature indossi di solito? AIUTAMI A VISUALIZZARTI. Aiutami a visualizzarti, ti prego. Fai questo per me e ti assicuro che saprò come ricompensarti.
ciao
ticklo7
11-07-2004, 02:45 PM
ciao vito!
solitamente indosso scarpe da ginnastica e le mie paia preferite sono un paio di nike silver argentate e un paio di nike shox con ammortizzatori rosa...le conosci spero?sotto indosso calzini corti di cotone rosa,bianchi o neri.Alcune volte quando mi vesto un pochino elegante indosso collent neri con scarpe col tacco..in questo momento vesto un paio di jeans alla moda,una maglietta rosa di cotone e le nike shox con calzini rosa..i miei piedini sono molto belli perchè passo molto tempo a curarli,quindi non hocalli e sono perfettamente lisci..metto sempre smalto trasparente..non porto gli occhiali e porto tre orecchini all'orecchio destro e 4 al sinistro e sono tutti dei piccoli brillantini bianchi..ora mi hai visualizzata di piu?spero di si..scrivimi presto..
ticklo7
11-07-2004, 02:55 PM
ah,vito se vuoi la mia e-meil è francescatickla@yahoo.it..comunque prima postami sul forum..
ticklo7
11-08-2004, 09:22 AM
vito non ci sei piu...
vitop
11-08-2004, 10:09 AM
ciao Franceschina: per parlare con te ci sono sempre! Negli ultimi giorni sono stato impegnato con il lavoro. Ieri notte, quando sono tornato a casa, mi sono appuntato una serie di spunti per la storia con la Professoressa. Oggi ho qualche ora libera e mi sto dedicando alla stesura della storia vera e propria. Conto di postarla sul forum entro questa sera. Mi raccomando Franceschina: questa sera, sul tardi, cerca di connetterti: ti farò trovare qualcosa qui, che spero ti faccia piacere.
ciao,
vito
piumasolletica
11-08-2004, 11:33 AM
mmm..io avrei qualche dubbio..mah..
vitop
11-08-2004, 12:55 PM
A cosa ti riferisci, scusa? Io intanto continuo a scrivere...
vitop
11-08-2004, 05:03 PM
TITOLO: La Professoressa e Franceschina.
La professoressa entrò in classe come tutte le mattine, alla stessa ora, con lo stesso passo. Si trattava di una bella donna di forse 38/40 anni che amava ostentare con i suoi alunni un atteggiamento austero, forte, a tratti autoritario. Ormai insegnava da quasi 12 anni Matematica e Biologia, in vari licei della Lombardia. Purtroppo quell'anno, per un errore del provveditorato era stata assegnata ad un liceo di Milano: essendo il suo posto di lavoro distante circa 150 chilometri dalla sua casa, era costretta ogni mattina a fare quasi 2 ore di macchina per raggiungere il suo liceo, ed i suoi studenti. Questo la costringeva ad alzarsi la mattina con largo anticipo, lavarsi e vestirsi ed affrontare lo stress del viaggio in macchina per le strade caotiche della metropoli. Queste levatacce la facevano soffrire fisicamente non poco: aveva già fatto più di una richiesta dall'inizio dell'anno per essere trasferita quanto prima in una scuola più vicina a casa sua, ma semplicemente era stata ignorata. Era sposata da 8 anni con un pilota di aerei di linea: un uomo calvo e tarchiato, brutto, che, indirettamente, risentiva dei disagi lavorativi della moglie. Infatti lo stress della Professoressa aveva avuto serie conseguenze sulla loro vita matrimoniale, se mai se ne poteva ancora ipotizzare una qualche esistenza. Infatti avevano smesso da mesi di fare l'amore e la stanchezza della moglie, la sua irritabilità conseguente rendevano il loro rapporto sempre più teso. A causa degli impegni imprevedibili di lui e gli orari impossibili di lei, avevano pochissimo tempo per vedersi, per divertirsi, per consumare la loro unione. Lei si chiedeva come suo marito potesse stare dei mesi senza possederla: riteneva che un uomo avesse delle esigenze "fisiche" irrinunciabili, alle quali non poteva fare a meno. Questi pensieri, sempre più ossessivi, l'avevano portata ad immaginare il marito a letto con un'altra donna, magari una giovane hostess, una delle tante con le quali lui aveva spessissimo a che fare a causa del suo lavoro. Era tormentata da questi dubbi, tanto che ad un certo punto cominciò a darne per scontata la fondatezza, senza neanche chiarirsi esplicitamente con il coniuge. Questa situazione la faceva chiudere in se stessa, in un universo di incomunicabilità che coinvolgeva anche la sua professione. A scuola infatti, aveva un rapporto freddissimo con i propri studenti. Mai una battuta in classe. Se qualcuno provava a ridere durante la sua lezione, lei, senza pensarci due volte, provvedeva a mettergli una nota disciplinare. Il clima che si creava durante le sue ore era insopportabile per gli studenti: questo li portava infatti ad essere spesso disattenti, a non seguirla durante i suoi ragionamenti e le sue spiegazioni alla lavagna, a, semplicemente, occuparsi di altro durante le sue lezioni, come copiare i compiti per l'ora successiva oppure vagare con la mente pensando a tutto tranne che alla matematica. La piccola Franceschina, una sua alunna del 4° liceo, di 17 anni, non faceva eccezione. Durante le sue spiegazioni vagava con la mente pensando ad altro: a quali scarpe si sarebbe comprata o a quel ragazzino del 5° che le piaceva tanto. Difatti la matematica proprio non le piaceva e il comportamento della sua Docente, freddo ed austero, non faceva altro che alimentare questo suo disinteresse. Tale situazione si manifestò presto nella forma di brutti voti e una potenziale rimandatura nella sua materia. Francesca, in ogni caso, era preoccupata della situazione ma, in fondo, non così tanto: se l'era sempre cavata a scuola e quell'anno, nonostante questa Professoressa, le cose sarebbero andate lisce ugualmente. Tra le due c'era un rapporto strettamente scolastico: la Professoressa la chiamava alla lavagna, per esempio, Francesca la raggiungeva, dava qualche risposta sbagliata e poi veniva rimandata a posto, senza un commento, niente, da parte della Docente. Questo teatrino si ripeteva spesso in classe, tanto che Francesca ed i suoi compagni sospettavano, che, in qualche maniera, la Professoressa nutrisse una qualche antipatia specifica nei confronti della piccola ragazzina. Infatti capitava quasi ogni giorno che Francesca venisse chiamata alla cattedra, vicino alla sua Insegnante. La Professoressa, in cuor suo, si era resa conto di questo accanimento verso Franceschina ma lo giustificava con se stessa pensando che alla ragazzina faceva bene essere messa sotto pressione, essere riportata alle sue responsabilità. In realtà, ogni volta che se la trovava vicina, accadeva qualcosa di molto strano, qualcosa che non riusciva a spiegare a se stessa. Mentre le faceva delle domande, mantenendo il suo proverbiale contegno austero, le capitava involontariamente di guardarle le scarpe, i piedi. Non riusciva a capire perchè, a volte, senza volerlo, si ritrovava a fissare le sue estremità; quelle sue scarpe da ginnastica dai colori estrosi, completate da quei suoi calzini corti di cotone che spesso indossava. Quando era un pò più disattenta, il suo guardo quasi incosciamente finiva lì, a contemplare quelle sue scarpette da ragazzina diciassettenne. La Professoressa, invece, non si concedeva niente: il suo abbigliamento era tremendamente formale, scarpe incluse. In fondo in fondo provava una specie di invidia ingiustificabile per Francesca: il suo essere sbarazzina, anche nel vestirsi, la affascinava; invidiava il suo essere innocente, la sua giovinezza, la sua serenità, la sua inconsapevolezza della vita; una igenuità che si può provare solo a 17 anni. A ben pensarci invece, la Professoressa, alla sua età, a 17 anni, mostrava già i segni ed i sintomi della persona che sarebbe diventata poi: al liceo, infatti, era totalmente immersa negli studi. Mentre le sue amichette si divertivano tra di loro e facevano le prime esperienze con i ragazzini, lei si rinchiudeva in uno studio matto e disperato della Matematica, una materia che la affascinava. Sognava da grande di diventare una matematica di successo, di insegnare all'università, di poter fare della ricerca importante. Oggi però, alla soglia dei 40 anni, rivalutando la sua vita e le sue scelte, si sentiva una fallita: il suo matrimonio, con l'unico uomo che aveva mai avuto e con cui aveva fatto l'amore, stava andando in pezzi. La sua situazione lavorativa era precaria: il provveditorato non esaudiva la semplice richiesta del trasferimento, che le avrebbe evitato le levatacce mattutine, ed i suoi studenti, semplicemente, non la calcolavano trascurando compiaciutamente la sua materia. Si sentiva a pezzi, sull'orlo del baratro. La sua infanzia, prima del liceo, non era stata diversa: il rapporto con suo padre e sua madre era stato freddo. L'unica persona con cui riusciva a comunicare un pò più pienamente era la sua sorella maggiore. Passavano molto tempo insieme. Uscivano insieme e cercavano di fare tutto insieme. La sera, a volte, provava un'ansia terribile; era impaurita da qualcosa di indefinito che non riusciva a comprendere. Allora, la sorella maggiore, la raggiungeva nel suo letto per abbracciarla, per starle vicina. Capitava spesso che si addormentavano così, abbracciate insieme, teneramente. Capitava a volte che si ritrovavano nel letto a parlare di tutto: di vestiti, ragazzini, anche dei suoi studi. Fu in questo contesto, che lei sperimentò il suo primo ed unico contatto con il solletico. Infatti in quello stesso letto, capitava spesso che le due sorelle si ritrovassero a giocare al solletichino. La Professoressa provava uno strano piacere ad assalire la sorellina, cercando di immobilizzarla per poi tormentarla con il solletico. Però, essendo la minore, capì ben presto l'importanza della forza fisica durante questi giochi: la sorella maggiore, infatti, molto spesso riusciva a divincolarsi con facilità e a sottomettere compiaciutamente l'altra. A questo punto, sfruttando la maggiore forza che aveva nelle braccia, riusciva ad immobilizzare la Professoressa per poterla solleticare a suo pieno piacimento: piedini, ascelle, pancino. La Professoressa accennava una reazione ma, in cuor suo, sapeva che si trattava di opposizioni puramente fittizie: amava essere immobilizzata, amava perdere il controllo e le forze per il troppo solletico, amava concedersi, platonicamente, in quella maniera stranissima, alla sorellina maggiore. Si trovava a volte, mentre la sorella maggiore dormiva insieme a lei nel suo letto, a fantasticare di prevaricarla, di essere lei la maggiore una volta tanto: si ritrovava ad alimentare fantasie che non riusciva a comprendere, ma che comunque le creavano piacere. Sognava di legare la sorella maggiore a quello stesso letto, di torturarla biecamente col solletico utilizzando una piuma sotto i suoi piedi, tirandoli indietro, tendendo la pianta immobilizzandola, di prendersi tutto il suo tempo, tutto il tempo del mondo per poterlo fare. E, cosa più importante, il fatto che lei era la più debole, la minore, non avrebbe più contato: poteva prendersi la soddisfazione di far soffrire la sorella col solletico, di farla soffrire bene, come lei fantasticava, senza che la poverina potesse in nessuna maniera difendersi. Queste fantasie si persero ben presto nella aridità e nella inettitudine della sua vita: non ebbe mai il coraggio di farsi avanti con la sorella con pretese del genere; d'altro canto non avrebbe mai potuto legarla e torturarla contro la sua volontà: per una fantasia, seppur ossessiva, rischiava di perdere l'amicizia e la stima dell'unica persona al mondo con la quale aveva mai avuto un contatto. Ben presto, dopo l'adolescenza, le sue fantasie di solletico forzato ai piedi svanirono, per lasciare spazio alla sua disperazione e insoddisfazione di adulta. Un giorno, uno qualsiasi, uno dei tanti, la Professoressa, come tutte le mattine, entrò in classe. Tutti gli studenti si alzarono, in un gesto di rispetto che era puramente formale, ma oramai del tutto automatico. Anche Franceschina si alzò in piedi. Nell'entrare in classe, la Professoressa, del tutto incosciamente, notò che Francesca indossava un paio di scarpe da ginnastica di colore rosa, con abbinati un paio di calzini di cotone bianco, corti. Un brivido di emozione si fece spazio dentro di lei: subito badò a contenersi; temeva disperatamente di arrossire, per esempio. Questo, soprattutto perchè non capiva la ragione di quelle emozioni così forti: cosa significavano? perchè adesso? Si sedette come al solito alla cattedra e cominciò la sua lezione. "Bene, oggi concluderemo il discorso sulle derivate. Non scordatevi che tra due settimane abbiamo il compito in classe ed in questo tempo dobbiamo fare più esercizi possibili. Come abbiamo detto la derivata prima rappresenta la pendenza della retta tangente al grafico..." A questo punto, la sua voce, venne interrotta da un rombo furioso, che echeggiò inequivocabilmente in tutta l'aula. Come sappiamo, in ogni classe c'è un tipo di personaggio che è inconfondibile: si tratta del buffone, di uno studente mediocre il cui scopo principale è quello di divertire i suoi compagni. Beh, nella classe di Franceschina, il buffone era un tale Vito. Vito, infatti, era stato sfidato da alcuni suoi compagni a compiere una impresa abbastanza singolare: doveva emettere un peto, che fosse il più rumoroso possibile, durante una lezione della Professoressa. E così fece, zelantemente. Ci fu un secondo di silenzio. La Professoressa si interruppe, imbarazzatissima. Alzò la testa dal libro che stava tenendo in mano e guardò in avanti, alla classe. Era diventata paonazza in viso. A questo punto, il silenzio venne interrotto da una risata fragorosa, generale. Tutti i suoi alunni stavano ridendo per Vito oppure, forse, per l'imbarazzo della Professoressa. La Professoressa, guardando avanti, vide Francesca: era piegata in due dalle risate. Franceschina era diventata rossa, rideva disperatamente, come tutti gli altri suoi compagni. La Professoressa, incontrollabilmente, scattò in piedi e lasciò l'aula, evidentemente in lacrime, per rifugiarsi nella sala professori lì vicino. Era disperata, questa era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. "Questi ingrati" pensò "sacrifico la mia abilità, il mio talento per cercare di insegnargli qualcosa ed ecco come mi ripagano". E così, piangendo su una poltrona della sala professori, da sola, si rese conto di odiare i suoi studenti, di odiarli sul serio, di odiare la sua vita fallimentare. Ripensò alla faccia della povera Franceschina, alle sue risate di scherno, alla piccola ragazzina che da lì a pochi giorni sarebbe divenuta lo strumento inconsapevole ed indifeso della sua sadica vendetta verso se stessa e verso il mondo. Ritornò in classe, dopo essersi asciugata le lacrime. "Ragazzi" disse alla classe costernata, "ho deciso che il compito verrà fatto domani, non tra due settimane." Gli studenti prontamente tentarono di organizzare una difesa ma prontamente la Professoressa lì ammonì "Una sola parola per cercare di farmi cambiare idea su questo e vi faccio sospendere tutti, parola mia!" Detto questo, aggiunse "la mia lezione finisce qui. Impiegate il resto della mia ora facendo esercizi, se vi và." Detto ciò, lasciò l'aula. Gli studenti rimasero di stucco e cominciarono a pensare ad una maniera per uscire vivi da quella situazione. Sicuramente non erano pronti per affrontare un compito in classe su un argomento che avevano appena finito di studiare, senza che nessuno li seguisse facendo fare loro degli esercizi, almeno per un'altra settimana. Il clima era pesante in classe. Ad un certo punto, Vito dichiarò: "Ragazzi, potremmo rubare la fotocopia del compito e prepararci le risposte!" Gli occhietti di Francesca si illuminarono, intravvedendo una soluzione. "La Professoressa tiene le fotocopie dei compiti nel suo cassetto dell'aula professori. Sò di per certo che viene lasciato aperto, durante le ore scolastiche. Qualcuno potrebbe..." Vito fu interrotto da un altro compagno: "Perchè non ci vai tu a prenderle, soprattutto considerando che tutta questa situazione è colpa tua?" Vito rispose: "Beh, non ne sono tanto sicuro. Se venissi visto, potrebbero espellermi... Non lo so ragazzi, magari non è una buona idea..." "Ci vado io!" Franceschina disse con un tono di voce sicuro. Amava che gli altri compagni la considerassero un tipo duro, coraggioso, una che non si tira indietro davanti a niente, proprio come i personaggi dei serial che aveva visto in TV e che ingenuamente ammirava e voleva imitare. La poverina però, quella piccola ragazzina diciassettenne, innocente, ancora inconsapevole del mondo e delle voglie spesso insane e sadiche che la gente adulta intorno a lei poteva provare, non sapeva che da lì a poco quel gesto le sarebbe costato carissimo. La sua presunta durezza sarebbe stata messa alla prova in una maniera, perversa se vogliamo, che lei non avrebbe mai potuto immaginare. "Aspetterò la fine dell'intervallo; poi andrò in sala professori." Venuto il momento, si diresse in sala professori. Capì subito quale era l'armadietto della Professoressa: molto velocemente si fiondò sullo sportello, lo aprì ed incominciò a cercare per le fotocopie del compito del giorno dopo. Con fretta giustificata, cominciò a sfogliare tutti i fogli e gli incartamenti che trovava, nella speranza di individuare il più presto possibile quello che stava cercando. Ci stava mettendo troppo tempo: il compito non saltava fuori e dalla porta poteva entrare chiunque. C'era una infinità di carte in quell'armadietto! Compiti di anni passati, registri, verbali, appunti ecc. ecc. Franceschina era in difficoltà: non poteva tornare dai suoi compagni a mani vuote; che figura ci avrebbe fatto? Ad un certo punto, il Destino!! Inesorabile ed ineluttabile come solo Lui sa essere: dalla porta entra la Professoressa, inconsapevole della scena che avrebbe trovato all'interno della stanza. "Francesca! Che stai facendo con i miei registri?" Francesca impallidì terribilmente, cominciò a sudare freddo come non le era mai capitato nella sua breve vita. Era paralizzata dalla paura. Mille pensieri si confusero in un secondo nella sua testa: cosa sarebbe accaduto se fosse stata espulsa? Cosa avrebbe detto alla sua mamma? Sarebbe stata marchiata a vita come la ragazzina espulsa perchè stava cercando di rubare le fotocopie dei compiti. "Allora, perchè non mi rispondi?" Francesca, con la voce evidentemente alterata dalla fortissima emozione: "Proooofesoressa, mi scusi. Non volevo..." "Cosa non volevi?" disse la Professoressa, avvicinandosi a passo sveltissimo a Francesca che, avendo la donna a pochi centimetri da lei, non osava guardarla negli occhi ed abbassò lo sguardo, diventando rossa paonazza. "Questa volta non te la farò passare liscia! Pagherai per te e per i tuoi compagni, per la tua e per la loro indisponenza!" Francesca cominciò a piangere come una bambina. La Professoressa aggiunse: "Sai che per una cosa del genere il preside non ci penserà due volte ad espellerti?" Francesca, singhiozzando, tra le lacrime, rispose: "La prego, Professoressa. Non lo dica al preside... La prego... la prego. Cosa dirò alla mamma?" "Dovevi pensarci prima. Stasera ho l'ora di ricevimento alla 7, raggiungimi qui, in sala professori, che ti comunicherò che cosa ho deciso. Ora torna dai tuoi compagni, vai." Francesca ritornò in classe, non prima di essersi asciugata le lacrime ed aver preparato una storia credibile per giustificare il suo insuccesso. Arrivate le 7 di sera, Franceschina, che non era mai stata così puntuale in vita sua, entrò in sala professori, una seconda volta quel giorno ma con intenzioni e con un animo ben diversi. "Buona sera Professoressa" "Siediti." fu la risposta fredda che ricevette. "Ci ho pensato, e credo che non lo dirò al preside." Francesca con entusiamo: "Grazie, grazie, non so come ringraziarla..." "Frena il tuo entusiasmo." rispose "Se vuoi che dimentichi questa storia, dovrai farmi un favore, un piacere..." Francesca ribattè con sicurezza: "Qualunque cosa, mi dica." A questo punto la Professoressa era disorientata. Sentiva un imbarazzo terribile che le saliva dallo stomaco fino ad arrivare alla testa, trasformandosi in un rossore che, sperava con tutte le forze, Francesca non avrebbe avvertito. "Beh." provò a dire, fermandosi per riprendere fiato. Le mancavano le forze per poter continuare. Francesca si sorprese di vedere la sua Insegnante in difficoltà. La Professoressa per darsi forza ripensò alle scarpe da ginnastica rosa ed ai calzini bianchi che quella stessa mattina aveva ammirato sotto al banco di Franceschina e, una volta tanto nella sua vita, decise di essere sincera con se stessa: "Voglio farti il solletico, Francesca. Beh, voglio farti il solletico ai piedi con una piuma." Francesca rimase allibita, assolutamente immobile in una espressione del viso che tradiva il suo imbarazzo e il suo totale disorientamento. Cominciò a pensare che forse le sue orecchie l'avevano ingannata. "Che cosa mi sta chiedendo?" pensò. "E' pazza". Nella sua testolina di diciassettenne non poteva immaginare che esistesse al mondo un feticismo del solletico ai piedi e soprattutto che una persona di quel tipo, una Professoressa, una donna matura, una adulta, potesse rivolgerle una richiesta del genere. "Se accetti la mia proposta, dovrò legarti da qualche parte per potertelo fare, per esempio al lettino della infermeria della scuola. Non preoccuparti non voglio farti del male." In cuor suo, la Professoressa aveva, quasi inconsciamente, immaginato tutta la scena: la piccolina legata al lettino a pancia sotto, l'emozione incontenibile di sfilarle prima le scarpe da ginnastica rosa e poi i calzini bianchi e la delizia immensa di farla soffrire col solletico. Non voleva assolutamente farle del male: nonostante quello che era accaduto, il tentato furto, il peto, lo scarso rendimento, in fondo non le voleva male. Immaginava che coinvolgendola, lei così innocente ed inconsapevole, in giochi così perversi ed insoliti, di torturarla oltre la pietà con il solletico forzato alle piante dei piedi, potesse ripagarla dei "torti" che immaginava Francesca ed i suoi compagni, la scuola, il mondo magari le avessero fatto. Fino a quel momento aveva represso disperatamente le sue tendenze sadiche ed adesso, alla soglia dei 40 anni, riteneva che il mondo, che così tanto l'aveva delusa, le dovesse qualcosa. La povera Franceschina è stata una vittima del caso, si giustificò con se stessa la Professoressa, con una punta di perfido compiacimento. "Devo cogliere questa occasione" pensò la Professoressa. "Andiamo in infermeria" disse a Franceschina, che fino a quel momento non aveva aperto bocca. Francesca la seguì, quasi in trance, ancora scioccata per aver udito una richiesta così assurda. Non osava dire niente. Decise quasi inevitabilmente di sottoporsi al probabile supplizio che la Professoressa le avrebbe riservato poichè non poteva fare altrimenti. "Meglio questo che l'espulsione", pensò. E' opinione del Narratore che forse, a conti fatti, si sbagliava. Arrivati in infermeria, Francesca disse con tono incerto e preoccupato, non sapendo che risposta aspettarsi: "Cosa vuole che faccia?" La Professoressa avvertì un fremito di piacere a quelle quattro parole; ciononostante cercava di mantenere il suo proverbiale contegno formale: non voleva che Francesca si accorgeva che, se lei non l'avesse vista, sarebbe anche svenuta dell'emozione e dal piacere incontenibili. "Mi devo togliere scarpe e calzini?" aggiunse. "No assolutamente!" la Professoressa rispose. Infatti non voleva privarsi del piacere incommensurabile di sfilare lei le scarpe ed i calzini alla poverina, quando ormai era legata ed assicurata al lettino, in una posizione di assoluta vulnerabilità. "No. Togliti la maglietta e lasciati i pantaloni e le scarpe. Mettiti sul lettino a pancia sotto, con i piedi rivolti verso di me." Francesca ubbidì. La Professoressa, velocemente, assicurò con delle cordicelle la poverina al lettino della infermeria. I piedi di Francesca penzolavano ai due lati del lettino, divisi, vulnerabili, mentre le sue braccia erano distese sopra la testa, con i polsi assicurati ai due angoli superiori del letto. La Professoressa si diresse ai piedi del lettino, prese una sedia e si sedette a pochi centimetri dalla scarpe rosa di Francesca. Le guardò estasiata. Era la prima volta che le vedeva così da vicino: non vedeva l'ora di togliergliele ma aspettava, sadicamente e masochisticamente, il fatidico momento. Francesca, sul lettino, in quella posizione di assoluta vulnerabilità, col solo reggiseno a coprirle la parte superiore del corpo, non poteva essere più imbarazzata. La presenza della sua Insegnante così vicino a lei, il fatto che non sapeva minimamente che cosa quella insospettabile viziosa avesse in serbo per lei, quali torture, quali fantasie e quali voglie represse voleva scaricare su di lei, la metteva in un disagio che non poteva essere più intenso. Oltre le poche parole che aveva detto chiedendo cosa doveva fare non aveva più aperto bocca. Aspettava il suo martirio. Non poteva fare altrimenti. La Professoressa sfilò la prima scarpa, quella destra, emozionatissima. Quello che ebbe davanti agli occhi fu uno spettacolo che solo in pochi potevano apprezzare sul serio: osservava questo calzino di cotone bianco, corto, indifeso, che lasciava intravvedere, prima della gamba dei jeans, delle zone di pelle bianchissima, deliziosa, del suo polpaccio. La cordicella che assicurava la caviglia al lettino le dava una impagabile sensazione di vulnerabilità: avrebbe potuto fare a quel piedino tutto ciò che decenni di vergogna le avevano impedito di concretizzare. Era in estasi, paralizzata, eccitata SUL SERIO, la prima volta nella sua vita. Stava concretizzando una fantasia che, inconsciamente, la tormentava e torturava da 40 anni. Sentì il sangue salirle alla testa. Prima di dire qualcosa, riguardò il calzino, il piede e la povera vittima che aveva di fronte e fu colta da uno strano senso di tenerezza. Provava quasi pietà per questa piccola creatura indifesa che stava per torturare così crudelmente. Ebbe un impulso fortissimo di chinarsi e baciare la pianta del piede di Franceschina, coperta dal calzino bianco. Avrebbe voluto dare un bacio tenero, platonico, come si fa con una bambina cattiva che si è punita e fatta piangere e per la quale si prova uno sconfinato senso di tenerezza. Disse: "Ti ricordi quando ridevi in classe questa mattina per quel deficiente di Vito?" Francesca non rispose. Continuò a rimanere in silenzio, in attesa. "Non rispondi, ho capito." poi riprese "Vediamo cosa mi dici adesso..." Allungò il dito indice della mano destra e cominciò a grattare con l'unghia lunga e curata il calzino, nella parte centrale. "ghiri ghiri ghiri ghiri" Francesca sobbalzo disperatamente sul lettino. Non si aspettava una sensazione così insopportabile provenire dai suoi piedi. "ghiri ghiri ghiri Allora, perchè non ridi adesso?" La poverina era disperata. Il suo impulso primario era quello di ridere disperatamente, per scaricare l'effetto devastante del solletico fatto in quella maniera. Cominciò a sudare e a fare scatti nervosi sul lettino, inarcando il piede per far diminuire quella sensazione insopportabile. Però rimanendo in silenzio. "Ghiri ghiri ghiri... Vedo che sai resisterlo bene il solletico ai piedi." Francesca aveva troppa vergogna per ridere, era paralizzata ed ammutolita dalla vergogna. La Professoressa, continuando: "ghiri ghiri ghiri, vedo che questo piedino lo muovi un pò troppo." Detto questo, prese le dita dei piedi della poverina e le tirò verso dietro, tendendo deliziosamente il piede ed il calzino. Cominciò a grattare e solleticare tutta la pianta adesso: tallone, arco, sotto le dita. Franceschina non stava più nella pelle, era disperata. Ruppe il silenzio: "La prego, basta. ahahah" Si lasciò sfuggire, cercando in quel martirio di non ridere: "ahahah, la supplico. Che piacere prova a farmi soffrire così. Mi lasci andare. ahahahahaha Basta!" Detto questo la Professoressa si fermò e con tono deciso la ammonì: "Va bene Francesca, ma sai a cosa vai incontro se rompi il nostro patto..." Francesca non rispose. "Immagino che tu abbia capito. Vediamo adesso cosa c'è sotto questo calzino." disse la sadica, sfilandole il calzino bianco. I piedi di Franceschina erano stupendi, avrebbero fatto la felicità di qualunque sadico solleticatore su questa terra, pensò la Professoressa. Le piante dei piedi erano lisce, prive di calli o imperfezioni. "Adesso ti farò qualcosa che temo non ti piacerà, Francesca. Ma sappi che è qualcosa alla quale desideravo sottoporti dal primo istante che ti ho vista, all'inizio dell'anno." La Professoressa, prese dalla sua borsa altre 2 cordicelle, più corte delle precedenti. Dopo aver tolto anche l'altra scarpa ed il calzino, legò entrambi gli alluci a degli agganci che spuntavano dal lettino, in modo che entrambe le piante fossero tese. Il piede era rivolto verso il basso, data la posizione a pancia sotto della poverina. Sulle piante non era presente la minima grinzetta o alterazione: la Professoressa aveva fatto un lavoro ineccepibile nel legare e tendere quelle piantine indifese. Estrasse dalla borsa una grossa piuma dalla punta larghissima, dicendo: "Adesso tu ed i tuoi compagni me la pagate, razza di sfaticati. Non hai idea di quante energie sprechi nell'insegnarvi le derivate, gli integrali e tutto ciò che dovevi ma non hai studiato, tu come i tuoi amici. A casa perdo delle ore a correggere i vostri compiti disastrosi. Per colpa della scuola non ho più un rapporto con mio marito." e poi aggiunse con un pizzico di perfidia "Mi dispiace che ci vada tu di mezzo, piccolina." detto questo prese a dire, solleticando le dita del piede di Franceschina, quanto mai indifese: "Facciamo un esperimento scientifico. Mi sono sempre chiesta quanto una ragazzina come te, con dei piedi così lisci e vergini, possa sopportare." e continuò, agitando la piuma con sadica lentezza: "tichi tichi tichi tichi" "aaaaah ahahahah aaaaah Dio mio! Basta!" Francesca rispose, sconvolta. Non si aspettava che il solletico, fatto così, alle dita indifese dei piedi potesse essere così devastante. "ahahahahaha La smetta subito, la supplico." "So che non parli sul serio, Francesca." disse la sadica, non fermandosi un attimo anzi prendendo una seconda piuma per solleticare anche le dita dell'altro piede contemporaneamente. "aaaaaaaaaaaah ahahah noooooooo!" Francesca, a causa del solletico fatto in questa maniera perfida, era perduta in un mondo tutto suo di sofferenza e risate. Cercava disperatamente di ritrarre i piedi. Tutte le sue energie erano concentrate in questa semplice quanto impossibile impresa: divincolarsi era impensabile, la piccolina lo sapeva, ma cionondimeno continuava ad agitarsi e dimenarsi con disperazione sul lettino. "ahahahahahahhhh la prego, basta sulle ditaaaa la prego. faroooo qualunque cosa mi chieda, la smetta" "Ti accontento, Francesca. Adesso prenderò a solleticarti ANCHE il resto della pianta con queste piume" E così fece. Le piante nude dei piedi, non ancora interessate dal solletico duro e sadico come le dita, erano sensibilissime. Per Franceschina fu come morire. "laaaa supplico, ha vintoooo lei, mi liberi. Preferisco affrontare il preside, tutto, l'espulsione, qualunque cosa... ahahahahahahahah" "Piccola mia, so che non parli sul serio. E' la tortura a farti dire cose che non pensi. Il nostro esperimento deve continuare ricordi. Quando mi sarò resa conto che hai superato il limite, solo allora smetterò, FORSE. Adesso cerca di resistere, per amore della scienza, Francesca!" e così dicendo continuò: "ghiri ghiri ghiri ghiri" "ahahahaah noooo ahahahhahha noooo" La piccola aveva capito che ormai il suo solo compito era quello soffrire, di soffrire per il solo piacere della sua sadica aguzzina, per deliziarla con le sue risa ed i suoi lamenti, in cambio della salvezza scolastica. Quindi smise di supplicarla di smettere, e, praticamente esausta, accettò il suo ruolo di piccolo giocattolo nelle mani di un boia perverso. "Ora proviamo con le unghie sotto i piedi. Proverò a farti il solletico a diverse velocità ed in diverse zone. Nell'interesse del nostro esperimento, dimmi quando proprio ti senti morire, quando la combinazione di zona solleticata e modo di solletico è semplicemente insopportabile." "ahahahahhahhah no bastaa ahahahah lì no, lì no, non lo sopporto, non sotto le dita, no" A queste parole la Professoressa sorrise compiaciuta e, per tutta risposta, intensificò il solletico proprio in quella zona. "Lei è una sadica ahahahahah non ce la faccio più a ridere ahahahah mi dia un attimo di pausa ahahahahah" La Professoressa, che evidentemente non amava essere chiamata sadica, con una punta di rivalsa, prese a solleticare quella stessa zona con due mani contemporaneamente: "Chiamami sadica un'altra volta" le disse "e ti faccio il solletico fino a domani mattina, quando arriva il preside. Poi ti faccio rivestire e ti porto in presidenza e ti faccio espellere." Nel dire queste parole la Professoressa avvertì due sensazioni contrastati dentro di lei: un piacere estremo che si manifestava con una strana fitta allo stomaco, realizzando il potere che ormai aveva sul povero cricciolo inerme, e un pizzico di colpa perchè aveva inteso la perfedia ed il sadismo delle sue pretese. "ahahahahahahah nono come vuole ahahahah" rispose Francesca. Passarono due ore così, due ore di inferno per Francesca, due ore di paradiso per la Professoressa che, per assicurarsi che la sua piccola vittima soffrisse quanto più possibile, di tanto in tanto abbandonava i piedi per concentrarsi per qualche tempo sui fianchi e sulle ascelle ma poi, inevitabilmente, tornava lì, dove proprio Francesca il solletico non lo sopportava, alle piante ed alle dita dei piedi! La piccolina era stremata, ormai aveva a mala pena la forza per ridere. Aveva smesso da tempo di supplicare e chiedere pietà alla sua torturatrice. Il suo potere, il suo bieco ricatto non lasciavano spazio ad alcuna trattativa. I suoi fianchi erano doloranti per il troppo ridere. Il viso era imperlato di sudore e rigato dalle lacrime. Era veramente sull'orlo della pazzia: a volte, tra le risate, la sua vista si annebbiava e sentiva che stava quasi per svenire. In certi momenti, quelli di più acuta sofferenza, quasi se lo augurava, magari così la sua aguzzina si sarebbe spaventata per la sua incolumità ed avrebbe smesso quel terribile martirio. "ahahahahah no ahahahaha non lo sopporto più non lo sopporto più non lo sopporto più" "Ti credo questa volta, Francesca. Credo che quel limite che ci eravamo dette l'abbiamo toccato e forse anche superato. Ho deciso che per oggi può bastare..." Francesca, che il solletico aveva completamente devastato psicologicamente, ci mise qualche secondo ad intendere il significato di quelle parole: "Cooosa intende?" disse con la voce alterata dalla spossatezza "che significa per oggi?" "Per oggi significa che mi aspetto che tu mi conceda il tuo corpo ed i tuoi piedini una volta a settimana, per un'ora, fino alla fine dell'anno, in modo che io possa giocarci come ho fatto oggi. Se rifiuti, sai cosa di aspetta." "Ma Professoressa, non è giusto..." rispose Francesca con aria innocente. "Va bene Francesca, ti dò una terza possibilità: sono le 9 di sera. Se accetti di subire una tortura del solletico per tutta questa notte fino a domani mattina, smetterò di farti simili richieste." Francesca, che era ancora legata al lettino, pensando a quest'ultima possibilità sbiancò visibilmente: non si sentiva le forze per reggere un solo altro minuto di quella terribile tortura, e la sua aguzzina lo sapeva. "Ok, ho capito, ricomincio..." disse la Professoressa. Francesca, prontamente, ritornò in sè e disse: "Va bene, va bene. Accetto qualunque sua condizione." La Professoressa aggiunse: "di volta in volta ti dirò io come venire vestita. La prossima volta dovrai indossare dei collant neri con scarpe da sera, quelle col tacco." Franceschina annuì, mentre la Professoressa la liberava dal lettino della tortura.
piumasolletica
11-08-2004, 07:30 PM
Mi spiego:
Hai mai pensato solo per un attimo che la persona con cui stai dialogando non sia realmente una ragazza? Io qualche dubbio ce l'avrei..
Comunque ho letto e purtroppo devo constatare che la maggior parte dei forum o siti sul solletico sono basati su fantasie o racconti (non ti sto criticando) che denotano il fatto che purtroppo questa passione viene talmente poco particata che la maggior parte delle persone si deve limitare alle fantasie.
Io invece amo la realtà e infatti cerco sempre persone che abbiano, come me, realmente vissuto situazioni o studi seri sul solletico e ti assicuro che le reazioni o le situazioni o anche i comportamenti reali delle ragazze in queste situazioni sono molto diverse da quelle raccontate nelle fantasie..
Come dritta ti dico che molto difficilmente troverai sul serio una ragazza che parla su un forum così apertamente ,le amanti del solletico sono invero molto chiuse e difficili e ci vuole molta abilità e perizia per tirare fuori questa loro indole...
Comunque se c'è da parlare seiamente fatemi sapere, per il resto complimenti per la fluidità delle parole ma ti assicuro che nella realtà non succedono le cose dei racconti e giochi di solletico seri hanno spesso direzioni imprevedibili.
vitop
11-08-2004, 08:35 PM
Premetto che mi sento di dovermi togliere il cappello davanti alla tua presunta esperienza. Personalmente le mie esperienze VERE di solletico con bondage sono molto limitate, devo dirlo e dunque credo che, considerando la tua ricerca di persone che hanno "realmente vissuto situazioni o studi seri sul solletico", tra noi non potrà mai esserci un dialogo di alcun tipo.
Al dì la di questo, riguardo al fatto che Franceschina possa essere un maschietto dispettoso, certo che ci ho pensato, non credo di essere uno stupido. Semplicemente non mi interessa e ti spiego il perchè, se vuoi seguirmi, arrogandomi la presunzione di sottolineare l'ingenuità e la protervia del tuo ragionamento:
1) Hai parlato tu stesso di "fantasie": beh, si tratta proprio di questo. Leggiti la storia attentamente, per favore. Il fatto che un tizio racconti una fantasia, non significa che nella realtà, anche se ne avesse la maniera e l'occasione, accetterebbe di metterla in pratica. Questo perchè può eccitarmi leggere o scrivere di solletico che è, come nella storia, non consenziente, ma, nella realtà è estremamente improbabile che, sfidando la mia coscienza e morale, che purtroppo sono molto forti, avrei lo spirito di torturare realmente qualcuno, specie una ragazza.
2) Il fatto stesso che si tratta di fantasie, di speculazioni puramente ipotetiche formulate per avere una erezione, per esempio, dovrebbe rispondere da solo ai tuoi dubbi su Franceschina: anche se fosse un uomo (Dio non voglia, mi farebbe schifo saperlo!) il fatto di averci creduto poichè E' PLAUSIBILE, senza alcun dubbio, è sufficiente a stimolare la mia fantasia in una direzione che non avevo mai valutato: ossia quella di scrivere delle storie, forse assurde o stravaganti, ma che comunque sono storie di fantasia, QUESTO E' IL PUNTO! Spero tu colga la circolarità di questo ragionamento: Francesca ragazza appassionata ed aperta sul solletico (è una fantasia, sostanzialmente, poichè non dispongo dei suoi dati anagrafici per confutarlo) -> storie di fantasia sul solletico scritte di mio pugno, con evidente compiacimento ed eccitazione -> Francesca "fantastica" (o Francesco "vero") che leggono la mia storia di fantasia con la speranza che traggano piacere/eccitazione. Il mio obbiettivo mentre scrivo è quello di trarre una eccitazione tutta personale dalla cosa, anche successivamente, rileggendomi, poichè accetto di stare al gioco di questa situazione: magari le donne sono uomini, io sono una donna, ma quello che conta è che in questo contesto "fantastico" personalmente ciò è sufficiente. Tra parentesi, ed è superfluo che te lo dica ai fini del mio ragionamento, anche se un uomo qualunque, che capita qui, leggendo la mia storia si ecciti e si faccia una sega, per me va benissimo, anzi ne sono più che soddisfatto! (e te lo dico sul serio poichè quello che ho scritto, in quel caso, non sarebbe servito solo a me)
3) Il fatto che ci siano molti siti di fantasia sul solletico, ritengo, dipenda dal fatto che, benchè ci siano dei veri praticanti là fuori, maschi e femmine alla stessa maniera, certe cose, certi desideri, conviene più leggerli e immaginarli su carta che metterli in pratica. Vedi punto successivo, per ulteriori dettagli.
4) Magari se sapessi di una professoressa, nella realtà, che abusa delle sue alunne in questa maniera, potrebbe eccitarmi all'inizio, in maniera del tutto istintiva ti assicuro, poichè vengono solleticate delle corde della mia sessualità feticista che dovresti immaginare, ma, d'altro canto, moralmente mi farebbe schifo, come minimo.
5) Considera solo che le persone non sono tutte uguali, donne comprese (il che sottolinea un tuo maschilismo latente). Il fatto di ricondurre tutta una categoria alla tua personale, immagino sconfinata esperienza, anche un novellino come me capisce che si tratta di una grandissima cazzata. Che nè pensi? Magari esistono una o più ragazze diversissime da quelle che tu hai conosciuto in vita tua e che, utilizzando il forum come scudo, riescono a mettere a nudo ciò che veramente provano ed esprimono ciò che veramente sentono. Boh?
6) Il fantasticare su Franceschina e lo scrivere queste storie stravaganti, secondo me, serve anche a esorcizzare e soprattutto tentare di sdoganare un argomento come quello del feticismo del solletico che, almeno personalmente, è molto spinoso, per una serie di implicazioni sessuali, personali e morali che non starò qui a raccontare (poichè mi sembra di averlo fatto in un post precedente).
7) Per inciso ho riletto già tre volte la mia stessa storia (prima di leggere il tuo post, ovviamente) e francamente ne sono molto soddisfatto. Non per la forma, non per il linguaggio: se uno la legge con un poco di attenzione, al dì la della parte finale di tortura (che è una specie di simbolica eiaculazione) ci può trovare un filo, una coerenza di fondo che personalmente sono molto significative. Non ho speso 4 ore a scrivere un preabolo sui personaggi per niente, se non avessi voluto dire qualcosa...
Per il resto, Buona Fortuna. Lasciaci fantasticare in pace, per favore. Grazie dei complimenti in ogni caso e della forma del tuo post, che, al dì la del contenuto, che non condivido, è rispettosa ed educata.
ciao,
vito
piumasolletica
11-09-2004, 06:11 AM
Intanto noncapisco il livore della tua risposta.
Non ti avevo dato dello stupido nello scrivere i racconti o cose di questo genere, ho fatto delle considerazioni che nascono dall'esperienza.
Beh, che siano cazzate le cose che dico sull'esperienza, scusami ma sinceramente mi sembri piuttosto inesperto e si capisce.
Sarebbe cazzate se uno raccontasse le cose che scrivi tu, ma io ti ho appunto detto che le cose nella realtà vanno diversamente e te lo assicuro.
Ho la fortuna di avere una compagna che ama il solletico e appunto per questo, grazie anche ai nostri numerosi viaggi per incontrare membri americani di questo forum e altri Spagnoli e Francesi, mi sono potuto rendere conto di persona di certe cose.
Ma io non volevo certo rimproverati o denigrarti stavo solo cercando di darti qualche dritta da parte di un apersona, che tu ci creda o no,che vive da decenni esperienze reali.
Comunque volevo solo darti alcune indicazioni, se ami il solletico penso comunque le apprezzerai, poi fannne tu tesoro o meno:
1) una delle cose che maggiormente mi fa dubitare che quella sia una ragazza è il palese riferimento ad alcuni feticismi tipici dei ragazzi.Le ragazze (e ti parlo di un campionario piuttosto vasto)
ad esempio non hanno particolari feticismi del piede o delle calze.
Amano curarsi e vestire bene ma le cose che le attirano di più sono ben altre.
2)La donna vede nel bondage e nel gioco del solletico un riferimento totalmente diverso da quello maschile.La "tua" referente di dialogo usa continuamente riferimenti alle classiche visioni e fantasie maschili tralasciando un aspetto fondamentale, e cioè che la donna (a meno che non si tratti delle dominatrici che lo fanno per mestiere e devono per lavoro fare le "cattive") mette molta "maternità" e femminilità nei suoi gesti e quindi cerca un tipo di solletico che richiami molto la complicità.
Libero di non crederci o no, ma le fantasie femminili sul solletico sono totalmente differenti e sfociano spesso in giochi che ricordano molto la dolcezza.
Ne ho avuto esperienza diretta e la vivo constantemente con la mia ragazza.
E di queste cose non c'è traccia nelle parole di quella persona.
3) sicuramente a te fa più piacere illuderti che lei sia una ragazza e quindi instintivamente sarai portato a preferire questa illusione mentre troverai irrazionalmente la voglia di respingere quello che ti dico io e questo è il grosso limite di voi che vi spacciate per appassionati del solletico.IN realtà secondo il mio punto di vista meglio parlare con un maschio ma che mi dica qualcosa di reale piuttosto che con una "finta femmina" che spara cazzate.
Ovviamente anche io preferisco cento volte il dialogo con una ragazza ma ..ecco che ti do l'ultima dritta...le ragazze non amano dialogare ma agire.
Credimi,quello è un maschio, benchè ora sicuramente ti dirà di no..perchè le ragazze non parlano mai così apertamente e dovizia di particolari.
comunque, ripeto, se vinci la tua puerile (senza offesa) visione delle cose e vuoi chiedermi qualcosa io sono qui.
Quando avevo visto mesaggi di italiani ero contento, ma poi leggendo i topic mi sono detto..vabbè..la solita storia.
vitop
11-10-2004, 12:41 AM
Ti spiego il livore, presunto, delle mie risposte. Beh, il tuo primo messaggio mai ap