TheKnifeOfTurin
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PARTI DI UN VUOTO
Una fanfiction ambientata nell'universo Marvel Comics
Parte I
Una fanfiction ambientata nell'universo Marvel Comics
Parte I
Washington D.C., ore 8:45 A.M.
Seduto a uno dei tavoli dell'ampia sala colazione dell'hotel The Ambassador, un uomo era assorto nella lettura di un quotidiano; il suo sguardo intensamente concentrato contrastava con il suo aspetto assolutamente ordinario, che ai più sarebbe parso quello di un individuo mite e affabile, il cui unico difetto era forse quello di dimostrare più anni di quanti ne avesse in realtà.
D'un tratto, un altro uomo, di età più giovane, più barcollando che camminando, si dirigeva verso quel tavolo: solo quando si accorse della sua presenza, il primo sollevò finalmente gli occhi dal giornale, salutandolo con un cordiale cenno del capo.
Ricambiando, dopo essersi seduto sgraziatamente sulla sedia e aver squadrato il giornale, il secondo disse: «Ma fingi ancora di capirci qualcosa di quel che leggi, Diego?»
«Ahimè, ho ancora certe pretese», gli rispose Diego come se nulla fosse, riprendendo la lettura nell'esatto punto in cui si era interrotto; oramai, era tanto abituato alle uscite del collega Quinto da non badarci più. Quale fosse poi il confine, nel suo caso, tra lo scherzare e l'essere scostante, non era mai riuscito a capirlo. Probabilmente non l'avrebbe capito mai.
«Comunque, mi serve del caffè. E caffè vero: ho provato a usare la macchinetta che ho in camera e mi è uscita questa brodaglia... Mi ero scordato di quanto facesse schifo il "caffè" in questo schifo di paese.»
Mentre Quinto agitava animatamente la tazza (ancora praticamente piena) che si era bizzarramente portato dietro, come a voler offrire prove tangibili della sua lagnanza, Diego non poteva fare a meno di chiedersi: "ma se è da quando abbiamo messo piede a terra, se non addirittura da quando ti sei svegliato sull'aereo, che ti lamenti di ogni singola cosa di questo paese (dalla irriguardosa mancanza del bidet al blasfemo caffè filtrato), perché diamine ci sei voluto tornare, allora?".
Diego, del resto, sarebbe ripartito verso casa dopo qualche giorno, mentre Quinto, invece, vi si sarebbe dovuto fermare ben di più. Visto il livello di confidenza, per non dire amicizia (ma davvero qualcuno aveva mai potuto dirsi realmente "amico" di Quinto?), che li legava, Diego si permise di manifestargli quella perplessità. Ovviamente, formulandola in maniera ben più elegante, come del resto solo lui sapeva fare.
«In tutta onestà, Diego», esordì prontamente Quinto, quasi come se si aspettasse una simile domanda e si fosse già preparato la risposta, «mi ero rotto il #$%&. Posso dirlo? Mi ero proprio rotto il #$%& di quello che mi ritrovavo a fare all'Agenzia per le Questioni Mutanti.»
«Uh. E dire che ti ricordavo così entusiasta di esserci entrato.»
L'Agenzia per le Questioni Mutanti era un ente relativamente nuovo, concepita in origine come longa manus del Ministero dell'Interno, prima che una revisione del suo statuto e del suo ordinamento interno, all'epoca della loro discussione alle Camere, non l'avesse avvicinata più a una sorta di autorità indipendente, puntando a valorizzarne soprattutto la funzione antidiscriminatoria, a scapito di quella securitaria.
Anche perché, come sosteneva Quinto (e nessuno capiva mai se fosse serio o meno), continuare con l'impostazione originaria avrebbe voluto dire dover trovare spazio, nelle future leggi di bilancio, per i fondi da adibire alla costruzione di Sentinelle o diavolerie simili...
Fu così che Quinto Marescotti, da sempre appassionato di tematiche mutanti e, più in generale, superumane in ambito giuridico-istituzionale, aveva pensato che quella potesse essere una buona opportunità di carriera. Si aspettava un ambiente stimolante, dinamico, e dove il suo interesse per questi temi potesse avere una ricaduta pratica e, soprattutto, utile alla collettività.
Aveva persino rinunciato al dottorato di ricerca per questo. Doveva valerne la pena.
E invece...
«E invece un $#%@!», sbottò Quinto all'improvviso. «Intendiamoci, il primo anno è stato davvero interessante... Ho contribuito alla stesura di regolamenti interni, policies, raccomandazioni e linee-guida... Abbiamo affrontato i primi casi concreti, ho conosciuto un sacco di persone in gamba e competenti... Come te...»
Come Dalila...
«... Ma il secondo anno non posso nemmeno dire che sia stato un inferno, perché perlomeno sarebbe stato, boh, interessante? Invece sono stato dietro a questioni nemmeno noiose, ma peggio: inutili.»
Diego sollevò qualche secondo gli occhi dal quotidiano, borbottando un "esagerato...", al che Quinto si sentì in dovere di replicare.
«Guarda, ti faccio solo l'esempio più recente per provarti l'inutilità immonda di quello che mi tocca fare. Un tribunale aveva chiesto all'Agenzia una consulenza tecnica per un ricorso, avviato da una manica di rompi$@#% che avevano impugnato la graduatoria di un concorso, asserendo che un candidato risultasse indebitamente avvantaggiato, in quanto mutante...»
«Beh, mi sembra una rimostranza tutto sommato comprensibile, no?»
«Certo, se il mutante in questione fosse stato un telepata o che #$%& ne so io. Invece, aveva la simpatica peculiarità di vomitare acido, il che non penso possa agevolare più di tanto, in un concorso come funzionario all'anagrafe, no?»
«No», acconsentì lui, finalmente alzando lo sguardo dal quotidiano per qualche istante, «decisamente no.»
«Ecco, ora prendi quello che ti ho detto e prova a imbastire questo ragionamento in un modo esaustivo, sufficientemente formale e senza dare ai ricorrenti e ai loro avvocati, rispettivamente, dei bigotti ignoranti e degli sciacalli in malafede. Cosa che, per inciso, ho poi fatto, ad udienza conclusa.»
Diego, durante quei brevi secondi di silenzio che (ne era sicuro) servivano soltanto a Quinto in modo da riprendere fiato prima di continuare a lamentarsi, alzando gli occhi con fare rassegnato abbandonò oramai del tutto l'idea di potersi leggere in tranquillità l'inserto che lo stava tanto appassionando ("Los Angeles, scoperta base nei pozzi di La Brea: i figli di Orgoglio ancora in fuga?"), rimandando a quando l'amico-collega si sarebbe finalmente acquietato.
Entro qualche ora, secondo le stime più ottimistiche.
«Oh, ma ti rendi conto? Un concorso da dirigente vinto per ritrovarmi a fare 'ste minchiate... Mannaggia a me, e a quando ho deciso di lavorare per l'AQM...»
«In effetti, perché non hai tentato con la S.H.I.E.L.D.? Che poi, non lavorava lì pure Dalila? Poteva trovarti qualcosa...»
"Vedi Quinto, il tuo problema è questo: sei un egoista e non te ne rendi neppure conto. Aiuti il prossimo solo perché inconsciamente vuoi sentirti bene con te stesso, come se poi oltretutto ti desse la licenza di chiedere in cambio quello che vuoi a chicchessia.
È finita tra noi, Quinto."
«M-m-ma figuriamoci, io a lavorare allo S.H.I.E.L.D.? Ma per chi %$#@ m'hai preso? Quella è gente d'azione, e io sono uno a cui piace studiarsi le norme, fare ricerca, scrivere rapporti e articoli... Ecco perché ho colto al volo l'occasione, quando ai piani alti cercavano qualcuno da mandare in missione qui, per seguire e studiare gli sviluppi dell'Iniziativa dei 50 Stati...»
L'Iniziativa dei 50 Stati, o anche solo "L'Iniziativa" per antonomasia, era il progetto propugnato da quei capoccioni di Reed Richards, Tony Stark (attuale direttore dello S.H.I.E.L.D.) e soprattutto Hank Pym, che ne era stato l'ideatore: non solo ogni individuo dotato di poteri o simili avrebbe dovuto registrare la sua identità civile presso le autorità per poter regolarmente agire come eroe, ma per quelli più giovani o comunque inesperti era stato previsto un apposito iter di addestramento presso Camp Hammond, modellato su quello standard dei Vendicatori, al termine del quale, conseguito una sorta di diploma, avrebbero potuto persino venire assegnati in una delle squadra dell'Iniziativa, una per ciascuno Stato federato.
«Com'è che sei riuscito a convincere il direttore generale ad assegnarti l'incarico, tra l'altro?», chiese Diego.
"Vede Dott. Marescotti, lei è sicuramente molto competente, sveglio e scrupoloso, ma temo che un incarico del genere sia di natura troppo delicata per-"
La supplico Eccellenza, la scongiuro. Farò qualunque cosa in cambio, ma o mi assegnate questo incarico oppure... Oppure mi dimetto.
"Beh, se la mette in questi termini... Ma smetta di prostrarsi, Santo cielo! Un po' di contegno."
«Beh, Diego, ma mi conosci o no? Ho messo sul tavolo le mie carte migliori, il mio curriculum, le mie competenze... Cristo, la possibilità di una roba come l'Atto di Registrazione dei Superumani l'avevo praticamente anticipata nella mia tesi di laurea, e adesso è realtà!»
Mettendo definitivamente da parte la tazza ricolma dell'immonda brodaglia, Quinto si era messo a picchiettare l'indice contro la ceramica, ringalluzzito dall'argomento.
«E perché mai non dovrebbe esserlo? È la naturale evoluzione giuridico-istituzionale del ruolo del supereroe nel mondo contemporaneo, post 11/9. Era inevitabile!»
«Beh, in tanti hanno avanzato critiche sulle possibili lesioni del diritto alla privacy che l'Atto comporterebbe per i soggetti obbligati a registrarsi, oppure sul rischio di ingerenze e controlli dell'esecutivo nei loro confronti... Leggevo proprio ieri un inserto di-»
«Se ci sono rischi di abusi, allora si va a prevenirli con appositi meccanismi: non è che non si fa la legge. Poi che qui l'abbiano fatto, oppure no, è tutto un altro paio di maniche... Ma di certo questioni del genere non le risolvi mettendo la testa sotto la sabbia o, che so io, giocando a fare i rivoluzionari in nome delle libertà fondamentali dell'individuo, come se poi le avessero solo gli eroi e non pure le persone comuni...»
#$%&, ma sei proprio incredibile, ora vuoi dare lezioni di democrazia, civismo e integrità pure a Capitan America? Ma non hai proprio contegno o, che so io, senso del ridicolo?
E ti sei pure sciolto in lacrime quando mesi fa l'hanno freddato, razza di ipocrita.
«Ma in fondo, il mio compito è proprio questo: approfondire al meglio la normativa, il modo in cui sta venendo applicata, e soprattutto osservare come funziona l'Iniziativa, come operano i gruppi nei vari Stati... Vedere cosa di buono se ne può prendere e cosa può essere migliorato, insomma. Anche in un'ottica di recepimento della normativa, visto che, come saprai, sembra ci sia una commissione parlamentare interessata al riguardo...»
Diego, nonostante ascoltasse l'amico-collega mentre puliva le spesse lenti dei suoi occhiali con fare tanto compassato da apparire quasi disinteressato all'argomento, era in realtà sinceramente compiaciuto dell'entusiasmo di Quinto per un incarico che, alla peggio, non avrebbe potuto che giovare alla sua autostima e umore. Le insoddisfazioni lavorative di cui gli raccontava erano uno dei motivi per cui Diego era grato che all'AQM si occupasse di relazioni e coordinamento con altri enti nazionali e stranieri.
«Beh, comunque è meglio se quel l'aneddoto di prima non lo racconti a quelli della Commissione per le Attività Superumane che incontriamo in questi giorni; nemmeno pour parler, altrimenti va a finire che ci prendono per i classici italiani disadattati.»
«Oh beh, come se quello là, Gyrich, non ci guardasse già la metà del tempo come lo fossimo. Mi ricordo ancora quando siamo venuti qui due anni fa, dopo la fondazione dell'AQM... Mentre gli parlavo, avevo l'impressione che mi guardasse come se fossi un completo deficiente. E il mio inglese è ottimo.»
«Da quanto mi han detto tutti, è tipo la sua espressione standard. Però, quando gli avevamo menzionato che l'avevi citato nella tua tesi, mi è sembrato che un sorrisetto l'avesse accennato.»
«Immagino che avergli omesso che parecchie sue affermazioni non le condividevo abbia aiutato. Speriamo che ci sia la Cooper almeno, quella là è seria, ma non eccessivamente rigida.»
Competente e di bell'aspetto. Dovrò sforzarmi di non chiederle di sposarmi.
«Oh, lei ci sarà sicuramente. Ho sentito che sarà presente anche quel tale, Norman Osborn... A quanto pare, è a capo del Progetto Thunderbolts, in Colorado.»
«Là sono sicuro che non mi faranno mai accedere. Non che sia strettamente necessario, però l'autografo di Songbird non mi sarebbe dispiaciuto...»
E non solo il suo autografo, in verità...
«Mi sembra ci sia pure un team dell'Iniziativa alle Hawaii, no? Ci andrai?»
«Ci ho fatto un pensierino, ma il guaio è che, se insisto per andare in tutte le sedi, poi mi toccano pure quella dell'Alaska o altri posti inculati, tipo il Wisconsin o il Wyoming.»
Per qualche istante regnò il silenzio tra i due, prima che Quinto, d'improvviso, non si ricordasse di non aver ancora messo nulla sotto i denti e, soprattutto, di non aver assunto caffeina in una forma che non violasse la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
«Oh, ti dispiace se usciamo un po' prima, così troviamo un posto dove facciano un espresso decente? O qualcosa che gli assomigli, quantomeno.»
Diego, che stava controllando l'ora sul cellulare, sollevò gli occhi incredulo verso il collega.
«Ma guarda che qui c'è la macchinetta per fare l'espresso...»
Dal tono incredulo di Diego traspariva la domanda: "ma davvero sei così rincoglionito da non essertene accorto? È un hotel a tre stelle, mica una bettola..."
Dopo che Diego gliene indicò la posizione, Quinto si alzò di scatto, ma frapposta tra lui e il prezioso macchinario c'era una giovane donna, che sembrava del tutto incurante di quanto le accadeva intorno, mentre esaminava con fare indeciso quanto esposto sul tavolo.
Quinto si schiarì la voce: «Mi scusi...», le fece, in inglese.
La donna, di spalle, continuava però a farsi i fatti suoi, apparentemente ignorandolo.
«Mi scusi...», reiterò Quinto, sopprimendo il più possibile la sua irritazione, «dovrei usare quella macchinetta per l'espresso, se gentilmente potesse...»
Ancora niente; la donna non si era neppure voltata.
Dopo la terza volta, spazientito, Quinto le diede sgarbatamente qualche colpetto sulla spalla; solo a quel punto la donna, dopo un sobbalzo appena percettibile, si girò verso di lui.
«Oh ma insomma, sei sorda o che?», le chiese, indicandosi teatralmente l'orecchio sinistro. «T'ho detto E RIPETUTO che devo usare quella macchinetta!»
La donna, qualche secondo dopo che Quinto aveva concluso il suo sfogo, rispose con un sorriso accennato alla domanda che avrebbe dovuto essere retorica.
«A dire la verità, sì. Lo sono.» Seguì poi a spostarsi, invitandolo a servirsi con un cenno del capo.
Quinto la squadrò incredulo per qualche secondo, come a valutare quale fosse l'opzione più probabile: che la donna lo stesse pigliando in giro, o che lui avesse fatto una figuraccia. Infine, decise che, come al solito, era meglio abbozzare.
«Io, ehm... Mi scusi davvero per i miei modi... Grazie, con permesso...»
Ma, mentre armeggiava nervosamente con la macchinetta per l'espresso, Quinto prese a lamentarsi tra sé e sé, con un'espressione in volto che ben tradiva il suo malcelato fastidio.
«Ma tutti a me devono capitare, gli handicappati...», sibilò con rabbia.
Sì, "handicappata", ho detto. Tanto se questa @#&* qua è sorda per davvero, che cazzo può aver sentito? Che vada a farsi @#&*ere...
Seduto a uno dei tavoli dell'ampia sala colazione dell'hotel The Ambassador, un uomo era assorto nella lettura di un quotidiano; il suo sguardo intensamente concentrato contrastava con il suo aspetto assolutamente ordinario, che ai più sarebbe parso quello di un individuo mite e affabile, il cui unico difetto era forse quello di dimostrare più anni di quanti ne avesse in realtà.
D'un tratto, un altro uomo, di età più giovane, più barcollando che camminando, si dirigeva verso quel tavolo: solo quando si accorse della sua presenza, il primo sollevò finalmente gli occhi dal giornale, salutandolo con un cordiale cenno del capo.
Ricambiando, dopo essersi seduto sgraziatamente sulla sedia e aver squadrato il giornale, il secondo disse: «Ma fingi ancora di capirci qualcosa di quel che leggi, Diego?»
«Ahimè, ho ancora certe pretese», gli rispose Diego come se nulla fosse, riprendendo la lettura nell'esatto punto in cui si era interrotto; oramai, era tanto abituato alle uscite del collega Quinto da non badarci più. Quale fosse poi il confine, nel suo caso, tra lo scherzare e l'essere scostante, non era mai riuscito a capirlo. Probabilmente non l'avrebbe capito mai.
«Comunque, mi serve del caffè. E caffè vero: ho provato a usare la macchinetta che ho in camera e mi è uscita questa brodaglia... Mi ero scordato di quanto facesse schifo il "caffè" in questo schifo di paese.»
Mentre Quinto agitava animatamente la tazza (ancora praticamente piena) che si era bizzarramente portato dietro, come a voler offrire prove tangibili della sua lagnanza, Diego non poteva fare a meno di chiedersi: "ma se è da quando abbiamo messo piede a terra, se non addirittura da quando ti sei svegliato sull'aereo, che ti lamenti di ogni singola cosa di questo paese (dalla irriguardosa mancanza del bidet al blasfemo caffè filtrato), perché diamine ci sei voluto tornare, allora?".
Diego, del resto, sarebbe ripartito verso casa dopo qualche giorno, mentre Quinto, invece, vi si sarebbe dovuto fermare ben di più. Visto il livello di confidenza, per non dire amicizia (ma davvero qualcuno aveva mai potuto dirsi realmente "amico" di Quinto?), che li legava, Diego si permise di manifestargli quella perplessità. Ovviamente, formulandola in maniera ben più elegante, come del resto solo lui sapeva fare.
«In tutta onestà, Diego», esordì prontamente Quinto, quasi come se si aspettasse una simile domanda e si fosse già preparato la risposta, «mi ero rotto il #$%&. Posso dirlo? Mi ero proprio rotto il #$%& di quello che mi ritrovavo a fare all'Agenzia per le Questioni Mutanti.»
«Uh. E dire che ti ricordavo così entusiasta di esserci entrato.»
L'Agenzia per le Questioni Mutanti era un ente relativamente nuovo, concepita in origine come longa manus del Ministero dell'Interno, prima che una revisione del suo statuto e del suo ordinamento interno, all'epoca della loro discussione alle Camere, non l'avesse avvicinata più a una sorta di autorità indipendente, puntando a valorizzarne soprattutto la funzione antidiscriminatoria, a scapito di quella securitaria.
Anche perché, come sosteneva Quinto (e nessuno capiva mai se fosse serio o meno), continuare con l'impostazione originaria avrebbe voluto dire dover trovare spazio, nelle future leggi di bilancio, per i fondi da adibire alla costruzione di Sentinelle o diavolerie simili...
Fu così che Quinto Marescotti, da sempre appassionato di tematiche mutanti e, più in generale, superumane in ambito giuridico-istituzionale, aveva pensato che quella potesse essere una buona opportunità di carriera. Si aspettava un ambiente stimolante, dinamico, e dove il suo interesse per questi temi potesse avere una ricaduta pratica e, soprattutto, utile alla collettività.
Aveva persino rinunciato al dottorato di ricerca per questo. Doveva valerne la pena.
E invece...
«E invece un $#%@!», sbottò Quinto all'improvviso. «Intendiamoci, il primo anno è stato davvero interessante... Ho contribuito alla stesura di regolamenti interni, policies, raccomandazioni e linee-guida... Abbiamo affrontato i primi casi concreti, ho conosciuto un sacco di persone in gamba e competenti... Come te...»
Come Dalila...
«... Ma il secondo anno non posso nemmeno dire che sia stato un inferno, perché perlomeno sarebbe stato, boh, interessante? Invece sono stato dietro a questioni nemmeno noiose, ma peggio: inutili.»
Diego sollevò qualche secondo gli occhi dal quotidiano, borbottando un "esagerato...", al che Quinto si sentì in dovere di replicare.
«Guarda, ti faccio solo l'esempio più recente per provarti l'inutilità immonda di quello che mi tocca fare. Un tribunale aveva chiesto all'Agenzia una consulenza tecnica per un ricorso, avviato da una manica di rompi$@#% che avevano impugnato la graduatoria di un concorso, asserendo che un candidato risultasse indebitamente avvantaggiato, in quanto mutante...»
«Beh, mi sembra una rimostranza tutto sommato comprensibile, no?»
«Certo, se il mutante in questione fosse stato un telepata o che #$%& ne so io. Invece, aveva la simpatica peculiarità di vomitare acido, il che non penso possa agevolare più di tanto, in un concorso come funzionario all'anagrafe, no?»
«No», acconsentì lui, finalmente alzando lo sguardo dal quotidiano per qualche istante, «decisamente no.»
«Ecco, ora prendi quello che ti ho detto e prova a imbastire questo ragionamento in un modo esaustivo, sufficientemente formale e senza dare ai ricorrenti e ai loro avvocati, rispettivamente, dei bigotti ignoranti e degli sciacalli in malafede. Cosa che, per inciso, ho poi fatto, ad udienza conclusa.»
Diego, durante quei brevi secondi di silenzio che (ne era sicuro) servivano soltanto a Quinto in modo da riprendere fiato prima di continuare a lamentarsi, alzando gli occhi con fare rassegnato abbandonò oramai del tutto l'idea di potersi leggere in tranquillità l'inserto che lo stava tanto appassionando ("Los Angeles, scoperta base nei pozzi di La Brea: i figli di Orgoglio ancora in fuga?"), rimandando a quando l'amico-collega si sarebbe finalmente acquietato.
Entro qualche ora, secondo le stime più ottimistiche.
«Oh, ma ti rendi conto? Un concorso da dirigente vinto per ritrovarmi a fare 'ste minchiate... Mannaggia a me, e a quando ho deciso di lavorare per l'AQM...»
«In effetti, perché non hai tentato con la S.H.I.E.L.D.? Che poi, non lavorava lì pure Dalila? Poteva trovarti qualcosa...»
"Vedi Quinto, il tuo problema è questo: sei un egoista e non te ne rendi neppure conto. Aiuti il prossimo solo perché inconsciamente vuoi sentirti bene con te stesso, come se poi oltretutto ti desse la licenza di chiedere in cambio quello che vuoi a chicchessia.
È finita tra noi, Quinto."
«M-m-ma figuriamoci, io a lavorare allo S.H.I.E.L.D.? Ma per chi %$#@ m'hai preso? Quella è gente d'azione, e io sono uno a cui piace studiarsi le norme, fare ricerca, scrivere rapporti e articoli... Ecco perché ho colto al volo l'occasione, quando ai piani alti cercavano qualcuno da mandare in missione qui, per seguire e studiare gli sviluppi dell'Iniziativa dei 50 Stati...»
L'Iniziativa dei 50 Stati, o anche solo "L'Iniziativa" per antonomasia, era il progetto propugnato da quei capoccioni di Reed Richards, Tony Stark (attuale direttore dello S.H.I.E.L.D.) e soprattutto Hank Pym, che ne era stato l'ideatore: non solo ogni individuo dotato di poteri o simili avrebbe dovuto registrare la sua identità civile presso le autorità per poter regolarmente agire come eroe, ma per quelli più giovani o comunque inesperti era stato previsto un apposito iter di addestramento presso Camp Hammond, modellato su quello standard dei Vendicatori, al termine del quale, conseguito una sorta di diploma, avrebbero potuto persino venire assegnati in una delle squadra dell'Iniziativa, una per ciascuno Stato federato.
«Com'è che sei riuscito a convincere il direttore generale ad assegnarti l'incarico, tra l'altro?», chiese Diego.
"Vede Dott. Marescotti, lei è sicuramente molto competente, sveglio e scrupoloso, ma temo che un incarico del genere sia di natura troppo delicata per-"
La supplico Eccellenza, la scongiuro. Farò qualunque cosa in cambio, ma o mi assegnate questo incarico oppure... Oppure mi dimetto.
"Beh, se la mette in questi termini... Ma smetta di prostrarsi, Santo cielo! Un po' di contegno."
«Beh, Diego, ma mi conosci o no? Ho messo sul tavolo le mie carte migliori, il mio curriculum, le mie competenze... Cristo, la possibilità di una roba come l'Atto di Registrazione dei Superumani l'avevo praticamente anticipata nella mia tesi di laurea, e adesso è realtà!»
Mettendo definitivamente da parte la tazza ricolma dell'immonda brodaglia, Quinto si era messo a picchiettare l'indice contro la ceramica, ringalluzzito dall'argomento.
«E perché mai non dovrebbe esserlo? È la naturale evoluzione giuridico-istituzionale del ruolo del supereroe nel mondo contemporaneo, post 11/9. Era inevitabile!»
«Beh, in tanti hanno avanzato critiche sulle possibili lesioni del diritto alla privacy che l'Atto comporterebbe per i soggetti obbligati a registrarsi, oppure sul rischio di ingerenze e controlli dell'esecutivo nei loro confronti... Leggevo proprio ieri un inserto di-»
«Se ci sono rischi di abusi, allora si va a prevenirli con appositi meccanismi: non è che non si fa la legge. Poi che qui l'abbiano fatto, oppure no, è tutto un altro paio di maniche... Ma di certo questioni del genere non le risolvi mettendo la testa sotto la sabbia o, che so io, giocando a fare i rivoluzionari in nome delle libertà fondamentali dell'individuo, come se poi le avessero solo gli eroi e non pure le persone comuni...»
#$%&, ma sei proprio incredibile, ora vuoi dare lezioni di democrazia, civismo e integrità pure a Capitan America? Ma non hai proprio contegno o, che so io, senso del ridicolo?
E ti sei pure sciolto in lacrime quando mesi fa l'hanno freddato, razza di ipocrita.
«Ma in fondo, il mio compito è proprio questo: approfondire al meglio la normativa, il modo in cui sta venendo applicata, e soprattutto osservare come funziona l'Iniziativa, come operano i gruppi nei vari Stati... Vedere cosa di buono se ne può prendere e cosa può essere migliorato, insomma. Anche in un'ottica di recepimento della normativa, visto che, come saprai, sembra ci sia una commissione parlamentare interessata al riguardo...»
Diego, nonostante ascoltasse l'amico-collega mentre puliva le spesse lenti dei suoi occhiali con fare tanto compassato da apparire quasi disinteressato all'argomento, era in realtà sinceramente compiaciuto dell'entusiasmo di Quinto per un incarico che, alla peggio, non avrebbe potuto che giovare alla sua autostima e umore. Le insoddisfazioni lavorative di cui gli raccontava erano uno dei motivi per cui Diego era grato che all'AQM si occupasse di relazioni e coordinamento con altri enti nazionali e stranieri.
«Beh, comunque è meglio se quel l'aneddoto di prima non lo racconti a quelli della Commissione per le Attività Superumane che incontriamo in questi giorni; nemmeno pour parler, altrimenti va a finire che ci prendono per i classici italiani disadattati.»
«Oh beh, come se quello là, Gyrich, non ci guardasse già la metà del tempo come lo fossimo. Mi ricordo ancora quando siamo venuti qui due anni fa, dopo la fondazione dell'AQM... Mentre gli parlavo, avevo l'impressione che mi guardasse come se fossi un completo deficiente. E il mio inglese è ottimo.»
«Da quanto mi han detto tutti, è tipo la sua espressione standard. Però, quando gli avevamo menzionato che l'avevi citato nella tua tesi, mi è sembrato che un sorrisetto l'avesse accennato.»
«Immagino che avergli omesso che parecchie sue affermazioni non le condividevo abbia aiutato. Speriamo che ci sia la Cooper almeno, quella là è seria, ma non eccessivamente rigida.»
Competente e di bell'aspetto. Dovrò sforzarmi di non chiederle di sposarmi.
«Oh, lei ci sarà sicuramente. Ho sentito che sarà presente anche quel tale, Norman Osborn... A quanto pare, è a capo del Progetto Thunderbolts, in Colorado.»
«Là sono sicuro che non mi faranno mai accedere. Non che sia strettamente necessario, però l'autografo di Songbird non mi sarebbe dispiaciuto...»
E non solo il suo autografo, in verità...
«Mi sembra ci sia pure un team dell'Iniziativa alle Hawaii, no? Ci andrai?»
«Ci ho fatto un pensierino, ma il guaio è che, se insisto per andare in tutte le sedi, poi mi toccano pure quella dell'Alaska o altri posti inculati, tipo il Wisconsin o il Wyoming.»
Per qualche istante regnò il silenzio tra i due, prima che Quinto, d'improvviso, non si ricordasse di non aver ancora messo nulla sotto i denti e, soprattutto, di non aver assunto caffeina in una forma che non violasse la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
«Oh, ti dispiace se usciamo un po' prima, così troviamo un posto dove facciano un espresso decente? O qualcosa che gli assomigli, quantomeno.»
Diego, che stava controllando l'ora sul cellulare, sollevò gli occhi incredulo verso il collega.
«Ma guarda che qui c'è la macchinetta per fare l'espresso...»
Dal tono incredulo di Diego traspariva la domanda: "ma davvero sei così rincoglionito da non essertene accorto? È un hotel a tre stelle, mica una bettola..."
Dopo che Diego gliene indicò la posizione, Quinto si alzò di scatto, ma frapposta tra lui e il prezioso macchinario c'era una giovane donna, che sembrava del tutto incurante di quanto le accadeva intorno, mentre esaminava con fare indeciso quanto esposto sul tavolo.
Quinto si schiarì la voce: «Mi scusi...», le fece, in inglese.
La donna, di spalle, continuava però a farsi i fatti suoi, apparentemente ignorandolo.
«Mi scusi...», reiterò Quinto, sopprimendo il più possibile la sua irritazione, «dovrei usare quella macchinetta per l'espresso, se gentilmente potesse...»
Ancora niente; la donna non si era neppure voltata.
Dopo la terza volta, spazientito, Quinto le diede sgarbatamente qualche colpetto sulla spalla; solo a quel punto la donna, dopo un sobbalzo appena percettibile, si girò verso di lui.
«Oh ma insomma, sei sorda o che?», le chiese, indicandosi teatralmente l'orecchio sinistro. «T'ho detto E RIPETUTO che devo usare quella macchinetta!»
La donna, qualche secondo dopo che Quinto aveva concluso il suo sfogo, rispose con un sorriso accennato alla domanda che avrebbe dovuto essere retorica.
«A dire la verità, sì. Lo sono.» Seguì poi a spostarsi, invitandolo a servirsi con un cenno del capo.
Quinto la squadrò incredulo per qualche secondo, come a valutare quale fosse l'opzione più probabile: che la donna lo stesse pigliando in giro, o che lui avesse fatto una figuraccia. Infine, decise che, come al solito, era meglio abbozzare.
«Io, ehm... Mi scusi davvero per i miei modi... Grazie, con permesso...»
Ma, mentre armeggiava nervosamente con la macchinetta per l'espresso, Quinto prese a lamentarsi tra sé e sé, con un'espressione in volto che ben tradiva il suo malcelato fastidio.
«Ma tutti a me devono capitare, gli handicappati...», sibilò con rabbia.
Sì, "handicappata", ho detto. Tanto se questa @#&* qua è sorda per davvero, che cazzo può aver sentito? Che vada a farsi @#&*ere...
Eppure, mentre la diretta interessata degli insulti di Quinto si allontanava, serrando lo sguardo osservava lui, il suo abbigliamento formale e, soprattutto, i movimenti delle sue labbra... E, per soltanto un istante, contrasse un pugno.
Continua

Immagine da The New Avengers vol. 1 #39, di Brian Micheal Bendis e David Mack, Marvel Comics.
Last edited:



